Rcs, il cda boccia l’offerta di Cairo

L’ops presentata dal patron de La7 giudicata dal consiglio “significativamente a sconto”. I risultati al 31 marzo risultano intanto “in netto miglioramento rispetto al pari periodo dell’anno precedente”

di Andrea Salvadori
13 aprile 2016
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Laura Cioli

Il consiglio di amministrazione Rcs MediaGroup boccia l’offerta di Urbano Cairo. In una nota l’organismo presieduto da Massimo Costa ha sottolineato che l’offerta pubblica di scambio tra le azioni di Cairo Communication e quelle di Rcs lanciata dal patron de La7 (qui l’articolo dedicato) “non è stata concordata” ed è “significativamente a sconto” rispetto alle medie dei titoli Rcs e di Cairo Communication. Per il consiglio, dunque, il prezzo proposto è troppo basso e, comunque, “la consistenza effettiva del corrispettivo offerto è di difficile valutazione, tenuto anche conto che le azioni di nuova emissione a servizio dell’offerta rappresenterebbero circa tre volte l’attuale flottante del titolo Cairo Communication”.

Nel comunicato, Rcs sottolinea come la media delle valutazioni degli analisti che seguono la società esprimeva, all’8 aprile scorso, un target price pari a 0,81 centesimi di euro, mentre nella ops Cairo valuta Rcs 0,551 euro per azione. Dunque, sottolinea il cda, “il corrispettivo offerto è significativamente a sconto rispetto alle medie del titolo Rcs MediaGroup rapportate alle medie del titolo Cairo Communication a tre, sei e dodici mesi“. Inoltre, il board evidenzia anche come l’annuncio di FCA di voler uscire dall’azionariato dell’editrice di via Rizzoli abbia stata influenzato negativamente il titolo, così come il “protrarsi del negoziato in corso con le banche finanziatrici”.

Il cda ha poi messo in luce “le prime evidenze sui risultati al 31 marzo 2016, che risultano in netto miglioramento rispetto al pari periodo dell’anno precedente”, quasi a voler rimarcare il buon operato della società sotto la gestione dell’a.d. Laura Cioli. Il board di Rcs ha poi deciso di rivolgersi alla Cosnob, poichè la proposta di Cairo  prevede che le banche si impegnino a rinunciare a qualsiasi rimborso del debito fino al 2018, a parte l’eccezione dell’incasso dalla vendita di Rcs Libri. Una condizione che, per Rcs, “incide sull’operatività della società e potrebbe interferire con le trattative in corso con le banche creditrici”, e di cui dunque va chiarita “la natura e la portata”.

Intanto, però, la partita prosegue al di fuori delle stanze di via Rizzoli. Il mercato segue con attenzione le mosse di Diego Della Valle, sinora considerato parte del fronte dei soci forti di via Rizzoli contrario alla proposta di Cairo insieme a Mediobanca, Unipol e la Pirelli. L’imprenditore marchigiano non si è però ancora espresso in pubblico sull’ops. Un comportamento inusuale per un personaggio come Della Valle, che da sempre ama rendere noto ai più il suo pensiero sulle vicende che lo vedono protagonista, a partire dalla stessa Rcs.

Un comportamento, dunque, dietro il quale si potrebbe nascondere una posizione in realtà ancora non così netta. “Non capisco perché prima aveva tante intenzioni e ora invece è in silenzio. Pensavo che lui avrebbe fatto qualche mossa, potrebbe ad esempio mettersi con Cairo”, ha commentato Francesco Merloni, presidente di Ariston Thermo Group e, in passato, presidente del patto di sindacato che blindava il controllo di Rcs (dal cui azionariato la sua famiglia è uscita da tempo), riferendosi proprio a Della Valle. Secondo il magazine online Lettera 43, tra l’altro, Urbano Cairo avrebbe cercato di formare un’alleanza con il proprietario della Tod’s (che controlla il 7,3% del capitale di Rcs) per presentare un’offerta in comune, ottenendo però un rifiuto.

Alleato sicuro di Cairo è Intesa SanPaolo, se non addirittura regista dell’operazione. Giovanni Bazoli, il vecchio patron di Ca’ de Sass, intenderebbe infatti mantenere ancora la sua influenza sui destini di Rcs e del Corriere della Sera. Tra gli advisor di cui Cairo si è avvalso nel lancio dell’ops figura Imi, la società della banca. “Quella di Cairo è una soluzione che ha valore industriale e può funzionare”, ha detto Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, rendendo così pubblico l’appoggio dell’istituto all’offerta di Cairo. “Mi ha fatto un’ottima impressione, ha le idee chiare ed è in grado di dare una linea per realizzare il piano industriale. Cairo – ha aggiunto Carlo Messina – ha zero debiti e anche dal punto di vista della struttura finanziaria quella che propone è una buona operazione. Noi non siamo grandi azionisti di Rcs, ma grandi creditori. Quindi siamo interessati ad una soluzione che sia in grado di portare valore per la banca. Il nostro obiettivo è far sì che vengano valorizzate le nostre partecipazioni, non vogliamo buttare soldi. Facciamo solo l’interesse di Intesa Sanpaolo e come tutti i creditori non ragioniamo in una logica politica, ma industriale ed economica. Se qualcuno proporrà una soluzione migliore, la valuteremo, ma quella di Cairo può funzionare”.

Resta ancora da capire quali saranno (se ci saranno) le mosse dei soci contrari all’ops di Cairo. Mediobanca e Unipol hanno infatti da tempo annunciato l’intenzione di uscire dal capitale dell’editrice, ma le condizioni poste da Cairo potrebbero ora spingerli a rivedere la loro decisione, o comunque a posticiparla. Tra gli altri azionisti al momento non sembra vi sia nessuno intenzionato a intervenire finanziariamente.

Si è parlato di un possibile intervento di Vincent Bolloré, secondo socio di Mediobanca, primo azionista di Telecom Italia e, da pochi giorni, nuovo proprietario della piattaforma tv Mediaset Premium (nonché azionista al 3,5% del gruppo di Cologno). A chiamare in causa Bolloré potrebbe dunque essere dunque proprio Mediobanca. Al momento, però, l’ipotesi pare più una suggestione che un’opzione reale.

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