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02/07/2018
di Lorenzo Mosciatti

In arrivo lo stop agli spot dei giochi d'azzardo, business da 200 milioni di euro

Via libera del Consiglio dei Ministri al divieto della pubblicità per gli operatori del gaming, una delle norme contenute nel Decreto Dignità

Dovrebbe arrivare stasera il via libera del Consiglio dei Ministri al divieto della pubblicità per gli operatori del gioco d’azzardo, una delle norme contenute nel Decreto Dignità che porta la firma del vice premier Luigi Di Maio. Il decreto introduce il divieto di «qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet». Dal 1 gennaio 2019, il divieto si applicherà «anche alle sponsorizzazioni di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi e a tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale». In pratica saranno banditi sia la pubblicità sui media sia le attività di sponsorizzazioni delle squadre di calcio. Limiti normativi per gli operatori dei giochi di scommesse in realtà già esistono. La Rai, dalla primavera del 2017, non ospita la pubblicità del gioco d’azzardo a seguito della firma della convenzione con lo Stato per l'affidamento del servizio pubblico radiofonico e televisivo. Con l’approvazione della Legge di Stabilità del 2016, alle società del gaming è stata invece vietata la pianificazione degli spot dalle 7 alle 22 sui canali generalisti, ovvero sulle emittenti dal 1 a 9 del telecomando. Possono però farlo sulla pay tv di Mediaset Premium e Sky, così some sulle tv locali e sugli altri media. Ora invece il quadro è destinato a cambiare radicalmente. Il divieto, e questa è una delle novità dell’ultima ora, non si applicherà invece ai contratti pubblicitari attualmente in vigore. «Ai contratti di pubblicità in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del presente decreto resta applicabile la normativa vigente anteriormente alla medesima data», si legge sempre nel testo del decreto. Inoltre, «sono escluse dal divieto le lotterie nazionali a estrazione differita, come la Lotteria Italia, e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli». Ad occuparsi della «contestazione e dell’irrogazione delle sanzioni» sarà l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom). La violazione delle norme sul divieto di pubblicità del gioco «comporta a carico del committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e dell’organizzatore della manifestazione, evento o attività, l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria commisurata nella misura del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, ad un importo minimo di 50mila euro». I proventi delle sanzioni saranno «destinati al fondo per il contrasto al gioco d’azzardo patologico».

I numeri del settore

Secondo i dati analizzati da Agimeg nel suo studio basato su dati della Nielsen, che non tiene conto però della spesa su search e social, ovvero su Google e Facebook, gli investimenti pubblicitari dell’industria del gaming (scommesse sportive, casinò, poker online, lotterie) sono stati nei primi 9 mesi dell’anno pari a 45,9 milioni di euro, in leggera crescita rispetto allo scorso anno (+1,8%) e principalmente utilizzati per gli spazi televisivi (l’85,7% per 39,4 milioni di euro). Secondo una stima di Agipronews, se si prendono in considerazione anche le sponsorizzazioni sportive, il giro d’affari sale a circa 200 milioni di euro. D’altronde, solo in Serie A, 11 squadre su 20 hanno accordi commerciali con società del settore del mondo delle scommesse.

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