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18/07/2018
di Caterina Varpi

Multa dell'UE a Google. Il ceo Sundar Pichai: «Android ha creato più scelta, non meno»

L'Unione Europea ha comminato a Google una multa di 4,3 miliardi di euro per aver abusato della sua posizione dominante riguardo ad Android. BigG si prepara all'appello

Sundar Pichai

Sundar Pichai

L'Unione Europea ha comminato a Google una multa di 4,3 miliardi di euro per aver abusato della sua posizione dominante riguardo ad Android (qui la news). Decisione a cui BigG reagirà con un ricorso, come annuncia in una nota il Ceo di Google Sundar Pichai. Il manager, nel testo, difende la posizione della società e il suo modello di business, sottolineando come Android affronti la concorrenza di iOS e come "La decisione della Commissione su Android non tiene in considerazione l’ampiezza della scelta che le persone hanno oggi a disposizione e le prove evidenti di come usano i loro telefoni", si legge nella nota. Ecco il testo: "Se acquistate un telefono Android state scegliendo una delle due piattaforme mobile più popolari al mondo, quella che ha ampliato la scelta dei telefoni a disposizione in tutto il mondo. Oggi, la Commissione Europea ha adottato una decisione in materia di concorrenza contro Android e il suo modello di business. Una decisione che non tiene in considerazione il fatto che i telefoni Android siano in concorrenza con i telefoni iOS, cosa che è stata confermata dall'89% di coloro che hanno risposto all'indagine di mercato condotta dalla stessa Commissione. Inoltre non riconosce quanta scelta Android sia in grado di offrire alle migliaia di produttori di telefoni e operatori di reti mobili che realizzano e vendono dispositivi Android; ai milioni di sviluppatori di app di tutto il mondo che hanno costruito il proprio business con Android; e ai miliardi di consumatori che ora possono permettersi di acquistare e utilizzare dispositivi Android all'avanguardia". Il Ceo risponde, quindi, alle accuse mosse dall'Unione Europea di aver imposto ai produttori di preinstallare l'applicazione Google Search e Chrome come condizione per la concessione della licenza relativa al portale di vendita di applicazioni di Google, di aver pagato alcuni produttori e operatori di reti mobili affinché preinstallassero a titolo esclusivo Google Search sui loro dispositivi e di aver impedito ai produttori che desideravano preinstallare le applicazioni Google di vendere dispositivi con versioni alternative di Android non approvate da Google: "Oggi, grazie ad Android, ci sono più di 24.000 dispositivi, di ogni fascia di prezzo e di oltre 1.300 diversi marchi. I telefoni realizzati da queste aziende sono tutti diversi fra loro, accomunati però dalla possibilità di eseguire le stesse applicazioni. Questo è possibile grazie a semplici regole che garantiscono la compatibilità tecnica, indipendentemente dalla misura o dalla forma del dispositivo. E nessun produttore di telefoni è obbligato ad aderire nemmeno a queste regole: possono utilizzare e modificare Android nel modo che preferiscono". La nota prosegue sottolineando come: "Se preferite altre app rispetto a quelle installate - o magari altri browser, o motori di ricerca - potete facilmente disabilitarli o rimuoverli e sceglierne altri al loro posto, incluse le app realizzate da quegli 1,6 milioni di Europei che hanno fatto dello sviluppo di app un lavoro". Secondo il Ceo, "I produttori di telefoni non sono obbligati ad includere i nostri servizi e inoltre sono anche liberi di preinstallare altre app concorrenti, insieme alle nostre. Questo significa che noi guadagniamo qualcosa solo se le nostre app sono installate e se le persone scelgono di utilizzare le nostre app anziché quelle concorrenti". Infine, la nota si chiude con l'annuncio dell'appello di Google alla decisione dell'UE: "Innovazione rapida, ampia scelta e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza e Android le soddisfa tutte; la decisione di oggi rifiuta il modello di business che supporta Android. Android ha creato più scelta per tutti, non meno, e per questo abbiamo intenzione di fare appello".

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