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19/04/2017
di Lorenzo Mosciatti

Agcom stoppa Vivendi: un anno per scendere in Mediaset e Telecom

Il gtuppo francese annuncia un ricorso al Tar e un esposto alla Commissione europea

Un anno. E’ questo il tempo concesso dall’Agcom a Vivendi per rimuovere la sua posizione “vietata” in Mediaset o in Telecom Italia, ovvero per diminuire le attuali quote azionarie possedute nelle due società. Si è chiusa dunque l'istruttoria aperta a seguito della scalata lanciata dal gruppo francese a Mediaset, che ha portato Vivendo s sfiorare il 30% del capitale del gruppo di Cologno. Vivendi ha oggi il 23,9% di Telecom Italia e il 29,9% dei diritti di voto di Mediaset. “L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, alla luce degli elementi acquisiti nel corso dell’istruttoria, ha accertato che la posizione della società Vivendi non risulta conforme alle prescrizioni di cui al comma 11 dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, in ragione delle partecipazioni azionarie dalla stessa detenute nelle società Telecom Italia S.p.A. e Mediaset S.p.A", spiega l’autorità. "Pertanto l’Autorità ha ordinato alla società Vivendi di rimuovere la posizione vietata nel termine di 12 mesi a far data dalla notifica del provvedimento adottato oggi e già notificato. La decisione dell'Agcom è relativa ai tetti di controllo nel settore media e telecomunicazioni sulla base del Tusmar", precisa la nota. "Allo scopo di consentire all’Autorità di svolgere un’adeguata attività di monitoraggio, Vivendi è tenuta a presentare entro 60 giorni uno specifico piano d’azione che la società intende adottare per ottemperare all’ordine". L'Authority ricorda infine che in caso "di inottemperanza all'ordine è applicabile la sanzione amministrativa" prevista dalla legge 249 del 1997. Vivendi rischierebbe dunque una sanzione del valore tra il 2 e il 5 per cento del suo fatturato. Il gruppo francese in una nota ha fatto sapere di avere accolto "con sorpresa la decisione adottata dall'Agcom" e che "si riserva di adottare ogni opportuna iniziativa in tutte le sedi competenti contro la decisione presa dall'Agcom per tutelare i propri interessi, inclusa la presentazione di un ricorso al Tar e di un esposto alla Commissione europea per segnalare la violazione di fondamentali principi del diritto Ue".

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