Tokyo 2020 slitta di un anno: ecco quale sarà l’impatto sulla pubblicità

I Giochi Olimpici, uno di quegli eventi quadriennali che da sempre rappresentano un volano per i budget in comunicazione delle aziende, sono stati posticipati a causa del Coronavirus

di Andrea Salvadori
24 marzo 2020
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Ora è ufficiale: dopo Euro 2020 anche Tokyo 2020 slitta di un anno.

I Giochi Olimpici, originariamente in programma dal 24 luglio al 9 agosto, non si svolgeranno dunque quest’anno a causa della crisi del Coronavirus. Il Cio ha dunque accettato la proposta del premier giapponese Shinzo Abe e ha deciso di rimandare l’evento non oltre la prossima estate. “La decisione di posticipare i Giochi è totalmente condivisa”, ha spiegato Abe alla stampa. “I Giochi Olimpici e Paralimpici si chiameranno comunque Tokyo 2020 e saranno la testimonianza della sconfitta del virus”.

Una decisione storica (l’ultima volta che i giochi furono annullati avvenne nel 1940, tra l’altro sempre a Tokyo,  a causa della seconda guerra mondiale), una decisione che avrà un impatto negativo anche sul mercato pubblicitario, in un anno che si prospetta già molto difficile per il settore.

I Giochi Olimpici sono infatti uno di quegli eventi quadriennali, insieme ai Mondiali o agli Europei i di calcio, e alle elezioni presidenziali statunitensi, che da sempre rappresentano un volano per gli investimenti pubblicitari delle aziende in tutto il mondo. Secondo le ultime previsioni di Zenith, formulate lo scorso dicembre, il peso combinato di Olimpiadi, Europei di calcio ed elezioni presidenziali americane avrebbero garantito quest’anno una spesa pubblicitaria aggiuntiva pari a 7,5 miliardi di dollari a livello globale.

Eliminati gli Europei e i Giochi, nel 2020 rimangono in agenda dunque solo le presidenziali statunitensi di novembre, i cui effetti benefici però si manifesteranno solo sul paese a stelle e strisce.

In Italia, in realtà, a differenze degli Europei di calcio, le Olimpiadi non rivestono un grande valore in termini di investimenti pubblicitari, anche perché in genere si svolgono ad agosto, in un periodo in genere fiacco per il settore. Tanto che la battaglia per ottenere i diritti di trasmissione dell’evento non è mai stata molto agguerrita.

I detentori dei diritti di trasmissione

La decisione presa del Cio impatterà significativamente sulle sue casse, finanziate per il 73% dai 4,5 miliardi di dollari garantiti dai diritti tv. Così come costringerà tutti gli operatori media coinvolti a rivedere le proprie strategie di palinsesto e business.

Negli Stati Uniti, il broadcaster NBCUniversal aveva preventivano un fatturato pubblicitario legato a Tokyo 2020 pari a 1,25 miliardi di dollari, dopo avere speso 1,1 miliardi per i diritti.

A trasmettere in Italia i Giochi sarebbero stati da un lato il gruppo Discovery, attraverso la sua piattaforma di streaming su abbonamento Eurosport Player, dall’altro la Rai.

Discovery è dal 2018 broadcaster ufficiale dei Giochi in Europa e ha garantito la trasmissione su Eurosport Player di un totale di 3.500 ore di contenuti, considerando anche la contemporaneità degli eventi. I Giochi sarebbero dovuti andare in onda anche sulla Rai ma con una copertura ridotta rispetto a quella messa in campo da Viale Mazzini nelle scorse edizioni. La Rai ha infatti raggiunto un accordo con Discovery per la trasmissione di 200 ore di contenuti dedicati alle Olimpiadi su un solo canale lineare in televisione ma non su RaiPlay, la piattaforma digitale. L’azienda pubblica ha così risparmiato 20 milioni di euro limitando la spesa per i diritti, concessi in sublicenza da Discovery, a 40 milioni di euro.

I diritti esclusivi dei Giochi su tutte le piattaforme dal 2018 al 2024 in Europa sono invece costati a Discovery 1,3 miliardi di euro.

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