SXSW: cosa portiamo a casa dall’esperienza di Austin

Si chiude la conferenza texana su tecnologia e innovazione, un evento da cui c’è tanto da imparare, secondo Valerio Saffirio e Massimo Cortinovis di Disko Italia

di Valerio Saffirio e Massimo Cortinovis
15 marzo 2019
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Valerio Saffirio e Massimo Cortinovis

Di scena nella città americana Austin dall’8 al 13 marzo, SXSW è una delle conferenze di spicco nel panorama mondiale sull’innovazione digitale. Valerio Saffirio e Massimo Cortinovis della sede italiana di Disko sono volati in Texas, e racconteranno per Engage gli appuntamenti salienti.

Con la consueta parata finale di eventi speciali e con gli ultimi panel (a dire il vero l’ultimo giorno sono stati piuttosto deludenti), la Conference SXSW di Austin dedicata al mondo digitale e interactive (Texas) termina qui. Chiude e lascia lo spazio al festival musicale, che apre con il tradizionale intervento di un grande musicista: quest’anno tocca al geniale ed eclettico Davide Byrne. Come sempre, questo è il momento delle conclusioni (e di un velo di malinconia, come quando finisce una bella festa), prima di rientrare in Italia, per condividere quanto appreso con colleghi e clienti. Anche quest’anno il saldo è positivo: visione, creatività, nuovi strumenti, nuove opportunità, nuovi stimoli. Tanti temi, tutti fondamentali per il nostro lavoro, che possiamo riassumere in 3 parole chiave: Data Analysis, Artificial Intelligence e Millennials. In attesa del nuovo report della Città di Austin sui numeri di questa edizione 2019, qualche considerazione finale.

Perché sempre pochi italiani? Ogni anno sempre la stessa (amara) sorpresa: le aziende e le agenzie italiane sembrano non considerare seriamente questo appuntamento internazionale, fatta eccezione per alcuni, di fatto quasi sempre gli stessi, anni fa pionieri ora quasi transfughi. Ma perché? Mancanza di budget? Poca curiosità e ancor meno competenza? Convinzione che sia sufficiente giocarsela sul mercato italiano senza cercare di capire in profondità le ragioni e le direzioni della trasformazione digitale a livello globale? In ogni caso, un vero peccato.

Se pochi italiani partecipano, gli speaker si riducono a zero. Anche questo punto dovrebbe farci riflettere.

La crescita dell’audio. Altro tema emerso con prepotenza in questa edizione. Dalle evoluzioni della “vocal recognition” all’ormai conclamato interesse di Spotify per i podcast, l’audio sta velocemente prendendo la scena aprendo nuovi business. E in questa direzione, tante start up per prodotti dedicati ai più piccoli.

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Nell’aeroporto di Austin

Perché non cercare di promuovere una manifestazione analoga in Italia? Se il mondo va ad Austin, perché non dovrebbe venire ancora più volentieri in città come Milano o Torino (quanti luoghi incredibili abbiamo in Italia)? Certo, bisogna trovare un format diverso e originale, ma considerando che l’evoluzione digitale è trasversale a qualunque attività umana e lo sarà sempre di più in futuro, non dovrebbe essere neanche così difficile. Ad esempio, una Conference sull’evoluzione digitale sistemi culturali, nel turismo, nell’enogastronomia o addirittura nella “social innovation”, unendo, in questo caso arte, cinema, musica e interactive. Beppe (Sala), Chiara (Appendino), perché non vi sedete al tavolo con aziende e agenzie insieme per progettarlo itinerante tra le due città? Sarà la nostalgia di casa, ma non ci dispiacerebbe vedere crescere (negli anni) un progetto del genere dalle nostre parti.

Cortesia, organizzazione, precisione. Un applauso agli organizzatori. Panel tendenzialmente puntuali, pochi disguidi, service audio video migliorati negli anni (ma non ancora perfetti). Ma un applauso anche ad Austin: centinaia di volontari assistono in ogni momento gli iscritti e la sensazione è che ogni cittadino conosca a fondo il valore della manifestazione e si prodighi per migliorarla. Da notare quest’anno la novità di App per il noleggio di pattini e bici elettriche (tra cui il nostro amato cliente Uber), incredibilmente utili per spostarsi da una location all’altra.

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Il Festival chiude e noi chiudiamo con lui quest’attività di reporter “texani” per Engage (che ringraziamo). Qui sotto ancora qualche consiglio per chi vorrà provare l’esperienza unica e affascinante del SXSW. Grazie per la vostra attenzione. Valerio e Massimo, Disko Italia.

  1. Il powerbank, nostro salvatore. Pur trovando una presa di ricarica pressoché ovunque, anche nei bagni, l’uso smodato di smartphone, tablet e laptop mette a durissima prova le batterie. Uno, se non due ricaricatori volanti sono consigliati.
  2. Auto a noleggio si o no? Vantaggi, se siete alloggiati fuori Austin in qualche accogliente Airbnb (ce ne sono tanti e tutti ben attrezzati): indipendenza e rientro facile in aeroporto. Svantaggi: parcheggio (costa da 15 a 30$ al giorno a seconda del posto) non facile da trovare; cercate di essere downtown almeno per le 8am; traffico: caos e code in entrata e in uscita
  3. Alimentazione e dopo cena. Preparatevi al peggio. Tex-mex, BBQ, salse, insalate coperte da pancetta e pollo…E poi birra, margarita, tequila…mettete in conto almeno 3 kg in più rispetto all’arrivo, a meno che non siate particolarmente abili, magari portandovi dietro una barretta comprata da Whole Foods al 525 Lamar Boulevard. I ristoranti migliori sono tendenzialmente fuori città (se avete budget consigliamo Uchi, recensito come uno dei migliori ristoranti giapponesi al mondo) o il tipico Barley Swine. Musica live ovunque, in città e fuori, ma i nostri preferiti sono e rimangono il Saxon Pub (si dice di proprietà di Willie Nelson) e il Little Longhorn Saloon. Country rock live da ballare sino a tarda notte.
Texas Longhorn Saloon
Il Texas Longhorn Saloon

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