Il marketing del futuro? Sarà basato su AI e interpretazione umana

Se ne è parlato al convegno “Artificial Intelligence for augmented human experiences” organizzato da Marketing Futuro

di Caterina Varpi
22 maggio 2018
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Dati, personalizzazione, chatbot, VR, profilazione: l’intelligenza artificiale è uno dei fattori che può avere un grande impatto in ambito marketing e per il business delle imprese nel prossimo futuro: se ne è parlato al convegno “Artificial Intelligence for augmented human experiences” organizzato da Marketing Futuro, gruppo di studio e lavoro creato dalla School of Management del Politecnico di Milano e da Zenith Italy, in programma oggi a Milano.

Luca Cavalli, ceo di Zenith Italy, fa notare come i ricavi globali generati dall’AI dovrebbero arrivare nel 2025 a toccare i 60 miliardi di dollari, cintando un rapporto di Tractica (qui la ricerca), e come: «Il 77% delle aziende voglia dotarsi di strumenti di intelligenza artificiale». L’AI è utile in ambito marketing e nel business se ai processi automatizzati viene affiancato l’intervento umano: «Se l’AI è necessaria per la gestione dei dati, non vanno dimenticati l’importanza dell’interpretazione umana e il fatto che l’essere umano non è una macchina e il nostro modo di prendere decisioni non è sempre e solo razionale. La personalizzazione è la chiave per offrire agli utenti un’esperienza ingaggiante: nel 2020 la personalizzazione sarà determinante nella scelta del prodotto, e porterà a un aumento del 30% del ritorno nella comunicazione di brand e un’azienda su due avrà investito su questo aspetto».

Andrea Bracco, Publicis.Sapient Italy, Director, Strategy and Consulting, ha sottolineato come l’intelligenza artificiale per i marchi sia un vantaggio competitivo, se usata bene: «Per le aziende le potenzialità dell’intelligenza artificiale risiedono nell’accelerare i processi legati ai dati per conoscere le persone e fornire proposte diverse. L’AI permette di creare servizi più innovativi e l’automatizzazione dei servizi esistenti. Consente in particolare di ridurre i costi, di fornire insight interessanti grazie ai dati, di portare al customer engagement, alla personalizzazione e profilazione dei servizi automatizzati, di realizzare nuovi modelli di business o nuovi prodotti».

Ma quali sono gli ambiti più diffusi e qual è la situazione nel nostro Paese? Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, mostrando i dati di una ricerca che ha analizzato 721 imprese e circa 500 casi di utilizzo di Artificial Intelligence, ha evidenziato come a livello internazionale i progetti riguardino diversi campi di applicazione, tra cui i principali riguardano l’Intelligent Data Processing (35%), i Virtual Assistant o Chatbot (25%), le soluzioni di Recommendation (10%), l’Image Processing (8%), l’Autonomous Vehicle (7%), e Intelligent Object (7%), seguiti da Language Processing (4%) e Autonomous Robot (4%). In Italia, invece, l’AI è ancora a livello embrionale, con la maggior parte dei progetti che riguardano Virtual Assistent e Chatbot (qui i risultati completi dell’Osservatorio presentato a febbraio).

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