Linkontro / Mitch Barns: «Le aziende devono cooperare» per uscire meglio dalla crisi

Un nuovo modo di intendere la concorrenza è al centro dell’intervento del ceo di Nielsen alla trentesima edizione dell’evento. L’economista Jean Paul Fitoussi pone invece l’accento sulla necessità di politiche europee espansive

di Simone Freddi
22 maggio 2014
MItch-Barns-CEO-NIelsen

Trent’anni: un traguardo storico per Linkontro, la cui importanza è sottolineata anche dalla partecipazione di Mitch Barns, ceo di Nielsen, cui è stato affidato l’intervento di apertura dei lavori del tradizionale appuntamento dedicato alla business community dei consumi, ospitato dal Forte Village di Santa di Santa Margherita di Pula.

Partendo dal presupposto che i momenti di uscita da un periodo di recensione, o stagnazione, sono ricchi di opportunità per le aziende più pronte a coglierle, il numero uno di Nielsen ha dato alcuni suggerimenti alle imprese italiane che si propongono di guidare il cambiamento.

«Generalmente, le aziende si focalizzano sulla competizione, Io credo invece che usciranno meglio dalla crisi quelle che si dimostreranno maggiormente aperte alla cooperazione», ha detto Barns, descrivendo con il termine “coopetition” la filosofia di chi è in grado di cogliere gli aspetti “win-win” offerti dall’unione delle competenze, senza per questo compromettere i propri vantaggi competitivi. In un momento come questo, in cui il mercato è limitato, «Le aziende non devono perseverare nel luogo comune secondo cui l’unico modo per crescere è quello di competere più duramente», ha detto il manager.

In secondo luogo, ha continuato Barns, la filosofia della cooperazione va proiettata anche non solo al di fuori dell’azienda, ma anche al suo interno. La società e il consumatore sono profondamente cambiati. Il mondo “nuovo” è profondamente diverso da quello “vecchio”, e di fronte a questo scenario ogni leader d’azienda dovrebbe essere capace di guidare il proprio team da “là” (il mondo vecchio) a qua (il mondo nuovo). Un viaggio che può essere più complicato di quanto non si pensi.

«Ogni buon leader – ha spiegato il ceo di Nielsen -, dovrebbe essere in grado di convincere il proprio team che il vecchio modo di fare non va più bene, anche quando apparentemente ci soddisfa, e spiegare che quello nuovo è bellissimo, anche nel caso in cui  comporti apparenti sacrifici. Questo passaggio non avverrà in un giorno, di punto in bianco. Sarà un viaggio, a volte ci potranno essere difficoltà o la voglia di tornare indietro, ma va compiuto fino in fondo».

Infine, ha concluso Barns rivolgendosi direttamente al pubblico, fatto perlopiù di dirigenti e manager aziendali, bisogna ricordarsi che «tutto parte da noi». La sfida è, insomma, innanzitutto con se stessi.

All’intervento di Mitch Barns ha fatto seguito il collegamento con gli studi del tg|com 24, dove il direttore Alessandro Banfi era in compagnia del famoso politologo ed economista Jean Paul Fitoussi.

Jean Paul Fitoussi

Fitoussi ha ricordato come l’Italia sia un Paese sì fortemente indebitato, ma anche come gli italiani siano un popolo di risparmiatori, e che quindi in linea teorica il capitale privato per far ripartire i consumi ci sia. Se solo venisse stimolata la fiducia anche attraverso una diversa politica economica.

«Ci sono sono due modi di abbassare il debito pubblico, ha affermato Fitoussi: ridurre le spese, o aumentare il PIL. Ma solo con uno è sicuro che avverrà una riduzione del deficit: il secondo. Purtroppo l’Europa ha scelto di perseverare nella strada dell’austerity, e dopo 5 anni di interventi restrittivi il debito è aumentato».

Secondo Fitoussi, la situazione finanziaria dell’Europa è comunque ancora virtuosa, nel panorama delle economie avanzate. «Il debito pubblico europeo è al 90%, contro il 110% degli Usa e il 200 e oltre per centro del Giappone. Il problema non è economico, è politico. Abbiamo fatto la moneta unica, perché non fare il titolo unico? Prima l’euro è stato creato per eliminare le speculazioni tra monete; poi abbiamo fatto l’euro e non abbiamo messo in piedi una politica monetaria unificata. E abbiamo creato gli spread. L’unica via d’uscita ora è di avere una nazione europea, con un governo europeo».

 

 

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