Linkontro / Fabio Vaccarono: «Per internet, penetrazione al 100% entro il 2020»

Secondo il managing director di Google Italia, tra non molto il consumatore non connesso sarà “l’eccezione”, e questo rende la digital economy il «mestiere di tutti». A fine 2013, gli utenti smartphone italiani erano 22 milioni, quelli su tablet 7

di Simone Freddi
23 maggio 2014
Fabio Vaccarono Google
Fabio Vaccarono

Ci siamo innamorati della tecnologia. “Ci” inteso come umanità: nel mondo, il numero di persone che accede a internet sfiora i tre miliardi. Un dato impressionante, il linea con quello del nostro Paese, dove gli utenti internet mensili sono 29 milioni, di cui 21 milioni si connettono tutti i giorni. Luca Bordin, general manager media and sales solutions di Nielsen, ha aperto il pomeriggio di lavori della seconda giornata de Linkontro Nielsen tracciando i contorni numerici del fenomeno connettività, che così tanto sta impattando sul consumatore.

L’impennata definitiva si è avuta nel 2007, con l’arrivo del mercato del primo smartphone, l’iPhone. Un fenomeno, quello dei mobile device, che ha cambiato il modo di relazionarsi con l’informazione e che vede l’italia tra le nazioni all’avanguardia. A fine 2013, gli italiani ad accedere a internet con il telefonino erano 22 milioni, con il tablet, altro astro nascente, 7 milioni (+155% sul 2012).

La trasformazione del modo in cui si fruisce l’informazione via internet è ovviamente trainata dai più giovani, ma non riguarda solo loro. Alla fine dello scorso anno, in Italia la penetrazione dei device mobili sulla utenti internet nella fascia d’età 18/35 era del 73%, con 45 ore in media dedicate alla m-navigazione ogni mese. La quota scende (ma poi non così tanto) al 47% sulla fascia d’eta 35/54 (30 ore mensili di navigazione) e segna un significativo 18% anche sulla fascia 55+.

E se il 78% degli utenti internet considera la rete come principale fonte per cercare informazioni su prodotti e servizi, cambia il modo in cui si “pretende” questa informazione: sempre e ovunque. Il 25% degli utenti, ha spiegato Bordin, arriva a modificare le proprie scelte d’acquisto accedendo a internet nel punto vendita.

Sarà sempre di più così: «nel 2020, internet coprirà il 100% degli otto miliardi di popolazione mondiale», ha profetizzato Fabio Vaccarono, managing director di Google Italia. Tutto questo sarà possibile grazie alla disponibilità di dispositivi come smartphone e tablet in commercio a prezzi sempre più contenuti, ma anche di device innovativi (pensiamo a Raspberry Pi, un computer delle dimensioni di una carta di credito che si collega alla Tv o alla tastiera) e da progetti pensati per rendere il web accessibile a tutti (Project Loon, Internet.org). Quindi, secondo il manager, tra 5 anni il consumatore “unconnected” sarà «l’eccezione».

Proprio per questo, ha continuato Vaccarono, l’economia digitale non deve più essere considerata un “settore”, ma «Il mestiere di tutti».

«Per la prima volta nella storia», ha detto Vaccarono, «i consumatori hanno comportamenti un che sono un po’ più avanti delle aziende che dovrebbero servirli». Le aziende anche di prima grandezza, ha spiegato il manager, «hanno ancora la tendenza a dividere il mondo in categorie tipiche della loro value chain, ma non del consumatore». Il riferimento è a distinzioni tra commercio fisico e digitale, tra lo schermo televisivo e quello dei new media, tra above the line e below the line. «Il futuro è molto più integrato di come oggi lo immaginiamo, è in questo il consumatore è straordinariamente avanti».

Intendiamoci: anche in futuro i consumatori continueranno ad andare in negozio, ma le loro aspettative nei confronti dei brand stanno cambiando. Nel 2005, solo l’11 % aveva fiducia nei negozi online, li considerava come marchi senza volto con i quali aveva una relazione impersonale e aspettative semplici legate principalmente alle certezza di una transazione sicura. Oggi, invece, i consumatori si aspettano molto di più: il 75% vuole avere un’esperienza di shopping personalizzato e un efficace utilizzo del web può aiutare le imprese a rispondere o, addirittura, anticipare questi bisogni.

Tutto questo per Vaccarono costituisce una «straordinaria notizia», tanto più per un Paese come il nostro. «Per anni ci hanno spiegato che l’Italia è un Paese bellissimo e che sa fare tutto, con un grande problema: la dimensione delle nostre aziende. Ma la tecnologia azzera questa questione, perché rende trascurabile l’aspetto della scalabilità e della dimensione dell’impresa». Per l’Italia quindi, il digitale rappresenta un’opportunità di riscossa. «Siamo il nano che può salire sul gigante, prendendoci mercati magari di nicchia. Ma sono nicchie fatte da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo».

Per essere vincenti, ha concluso il managing director di Google Italia, le imprese italiane «devono sviluppare la capacità di anticipare le tendenze, non di seguirle. Devono essere in grado di innovare per crescere ed essere flessibili per tenere il passo con il cambiamento. Sul web, ci sono letteralmente miliardi di momenti in cui i brand possono interagire con i consumatori: per continuare a essere competitivi, devono abbandonare logiche superate, solo apparentemente rassicuranti, aumentare il ritmo della sperimentazione e comprimere i tempi di sviluppo».

 

 

 

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