Linkontro / Alle imprese la responsabilità del cambiamento

Imprese, rischi e opportunità al centro dei lavori a Santa Margherita di Pula. Il professor Vincenzo Perrone parla di competitività, mentre per il sociologo Aldo Bonomi è il momento della “resilienza”. L’economista Andrea Boltho: «Euro a rischio»

di Simone Freddi
23 maggio 2014
Linkontro nielsen 2014 giorno 2

Come ripartire dalla sabbie mobili della crisi? Di ricette salvifiche, buone per tutti, non ce n’è. E forse nemmeno ne servono, stando ai dati con cui Vincenzo Perrone, ordinario di organizzazione aziendale alla Bocconi, apre la seconda giornata di Lavori a Linkontro, il tradizionale appuntamento dedicato alla business community dei consumi organizzato da Nielsen al Forte Village di Santa di Santa Margherita di Pula.

L’impresa manifatturiera italiana, per esempio, negli ultimi 5 anni è stata capace di aumentare il proprio fatturato complessivo, nonostante il calo dei consumi italiani. Puntando sull’export; ovvero, andando a prendersi il mercato dove c’era.

Ma anche rimanendo a Santa Margherita, tra le 120 aziende della del largo consumo presenti a Linkontro (50 miliardi di euro di giro d’affari totale, pari al 6 per mille del Pil), il futuro è già iniziato. L’analisi dei bilanci 2012, fatta da Perrone, restituisce un fatturato complessivo in crescita e margini operativi adeguati.

Vincenzo Perrone

Certo, presi singolarmente i casi sono diversi, e se ieri Mitch Barns aveva esortato le aziende alla condivisione, l’intervento di Perrone è invece di segno opposto e si concentra proprio sulla competizione e la valorizzazione dell’identità come motore della crescita. «Jack Welch diceva: “If you don’t have a competitive advantage, don’t compete”», ricorda Perrone citando l’ex ceo di General Electric, aggiungendo: «Se pensiamo di fare ciò che fanno gli altri, allo stesso modo in cui lo fanno gli altri, non ci sviluppiamo. Se ci fosse una ricetta anticrisi e io la dicessi qua, davanti a 600 persone, smetterebbe di essere tale perché per voi smetterebbe di essere un vantaggio competitivo».

Prendersi appieno la responsabilità del cambiamento è dunque, assieme a una base valoriale radicata e a un orientamento pragmatico, uno degli elementi chiave delle aziende che secondo Perrone ce la faranno.

Andrea Boltho

Tutto questo anche alla luce di uno scenario europeo ricco di divari e squilibri, illustrati dall’economista Andrea Boltho con una serie di impressionanti slide sugli andamenti di debito pubblico, Pil, reddito, competitività delle imprese dall’introduzione dell’euro in poi, che mostrano un pauroso allargamento della forbice tra Europa del Nord e del Sud (Italia, Grecia, Spagna e Portogallo).

Un quadro critico tanto da mettere concretamente in dubbio, secondo Boltho, la sopravvivenza della moneta unica nel lungo periodo, anche considerando che il progetto di unione politica dell’Europa, in qualche modo auspicato ieri da Jean Paul Fitoussi, non gode di appoggio popolare. «Forse abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, non mi stupirei se tra dieci anni l’euro non ci fosse più», ha detto Boltho, più “moderato” del suo collega Fitoussi anche nell’auspicare politiche economiche di aumento della spesa, pur ritenendo auspicabile che i governi europei prendano «Qualche rischio» sugli investimenti, «puntando sulle infrastrutture» e accompagnano queste misure con «annunci a lungo termine sulla riduzione della spesa sulla previdenza» per tranquillizzare i mercati.

Aldo Bonomi

Se sulle ricette economiche non pare esserci totale convergenza tra gli ospiti intervenuti al Linkontro, almeno una cosa appare ormai chiara. La “crisi” degli ultimi anni non è un momento transitorio, ma un definitivo cambio di paradigma. Lo ha ribadito stamattina a Linkontro anche il sociologo Aldo Bonomi, descrivendo quanto accaduto come un profonda “metamorfosi” di fronte alla quale le persone – imprenditori inclusi – possono avere due atteggiamenti: una “resistenza” che si arrocca al passato, o una “resilienza”, ossia la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, e riorganizzare la propria esistenza dinanzi alle difficoltà. Bonomi ha invitato gli imprenditori a non sottovalutare le ideologie che si stanno sviluppando dentro la crisi, a partire dalla “decrescita felice”, e proposto alcune idee per il cambiamento. Tra queste, il suggerimento di affiancare alle oltre 4500 imprese eccellenti italiane «uno smanettone».

Tre aziende “resilienti” sono certamente quelle che hanno portato la propria testimonianza sul palco del Centro Congressi del Forte Village. Reply, realtà torinese nata nel 96 che con una struttura flessibile organizzata in una rete di 70 aziende è oggi capace di competere a livello globale con le multinazionali della tecnologia, dando lavoro a 4500 dipendenti e sfiorando i 500 milioni di fatturato nel 2012; Alessi, che con il programma “Buon lavoro” ha dimostrato l’importanza dell’investimento nel capitale umano come parte integrante del business; e Mutti, che non smette di portare innovazione in un settore “tradizionale” come quello delle conserve. «Lo stato – ha auspicato l’a.d. Francesco Mutti – dovrebbe smettere di intervenire sul tessuto economico con singole decisioni frammentate, ma iniziare a ricostruire in maniera organica suolo fertile per permettere alle aziende di prosperare».

Nel pomeriggio, il focus degli interventi si è spostato sulle strategie per intercettare il nuovo consumatore connesso. Qui l’articolo.

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