IF! Italians Festival, Enrico Mentana protagonista della Masterclass di Fuse (OMG)

Ludovica Federighi, Head of Fuse-Omnicom Media Group, ha intervistato il direttore di Tg La7 sul tema delle scelte coraggiose e scomode. Il quotidiano online Open a quota 300 mila utenti unici al giorno

di Cosimo Vestito
08 novembre 2019
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Da sinistra, Ludovice Federighi ed Enrico Mentana

Coraggio, determinazione, etica: gli argomenti trattati da Enrico Mentana all’IF! Festival hanno tutti a che fare con la scomodità, il tema principale della sesta edizione di IF! Italians Festival, evento dedicato alla creatività in corso a Milano dal 7 al 9 novembre.

Dal palco dell’IF! Arena, presso lo spazio Base, il fondatore del quotidiano online Open e direttore del Tg La7, intervistato da Ludovica Federighi, Head of Fuse-Omnicom Media Group, ripercorrendo la sua esperienza umana e professionale ha condiviso idee e considerazioni sul mercato dei media contemporaneo.

«Nella televisione manca il coraggio. Si fanno sempre le stesse scelte e si adottano sempre gli stessi format. Per questo ragione abbiamo scelto per la nostra Masterclass Enrico Mentana, un personaggio che nel corso degli anni ha dimostrato di essere il re della scomodità e delle scelte audaci», ha spiegato Federighi.

«Viviamo di format acquistati quando si trasmetteva ancora in bianco e nero. Ma questa situazione è dovuta anche all’invecchiamento dello stesso pubblico televisivo: agli anziani non piace ciò che non conoscono, la sorpresa. Credo che la tv non farà in tempo a rinnovarsi, perché ormai ha finito di essere un rito collettivo. Oggi i giovani vogliono l’on-demand, vogliono fruire i contenuti nelle quantità e nei tempi che desiderano», ha affermato Mentana.

Ma, sempre a proposito di coraggio e scomodità, il direttore di Tg La7 si è anche distinto negli anni per aver sperimentato format di informazione giornalistica innovativi, primo fra tutti la celebre maratona: «Anche se non abbiamo inventato nulla in termini di format, abbiamo fatto un abile uso strumentale della televisione. La spettacolarizzazione del mezzo poi ha trainato ancora di più la maratona, che gode del suo successo anche al fatto di aver reso pop elementi già risaputi. Il format funziona perché è legato ai grandi eventi, permettendo così al pubblico di assistere ai fatti in tempo reale e contemporaneamente divertirsi. Si crea così una vera e propria meta-visione del programma», ha aggiunto il giornalista.

Sullo sfondo, un settore attraversato da importanti cambiamenti. Da una parte, i marchi si stanno progressivamente trasformando in editori e creatori di contenuti, dall’altra il mestiere giornalistico si trova in una fase critica: «Per ottenere un reale rinnovamento è importante garantire ai giovani l’accesso alla professione, restituire a loro capitali e possibilità accumulati da noi in passato. Con queste intenzioni è nato Open, un quotidiano fatto dai giovani per i giovani, che oggi conta una media di 300 mila utenti unici al giorno, con un’età compresa tra i 15 e i 35 anni».

Ma anche le aziende, negli ultimi anni, stanno operando delle scelte difficili e coraggiose. Basti pensare al documento firmato negli Stati Uniti da oltre 180 chief executive officer, con il quale si impegnano in futuro a portare benessere alla società attraverso le loro aziende. Ma sono decisioni che porteranno a dei vantaggi per i marchi?

«È importante mantenere la propria strada con determinazione e convinzione. Ma chi si rapporta al mercato deve comunque conoscerne anche le potenzialità inespresse. Il mainstream è sempre pericoloso perché la realtà è sfaccettata e non ammette semplificazioni. Aziende come Facebook e Apple ora sono padrone della nostra vita, non dobbiamo perdere di vista la complessità del mondo che ci circonda», ha sottolineato Mentana.

L’intervista al fondatore di Open ha infine toccato il tema del dibattito sui social network, territorio su cui il fondatore di Open si è mosso sempre con disinvoltura: «Non bisogna lasciare alcuno spazio agli hater, bisogna rispondere e controbattere sfruttando tutta la forza dei fatti e dell’argomentazione. È una battaglia che si vince con le idee, non con la simpatia o con gli influencer».

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