Dominic Proctor: «Vogliamo essere il brand leader e il market leader»

A colloquio con il presidente di GroupM, intervenuto al Festival of Media: le strategie della media holding di Wpp puntano su crescita della quota di mercato e sull’allargamento dei servizi

di Simone Freddi
08 aprile 2014
Dominic Proctor al Festival of Media 0214
Dominic Proctor al Festival of Media 2014

Non capita spesso si poter scambiare due chiacchiere con Dominic Proctor, presidente di GroupM. Un’opportunità che al Festival of Media 2014 non ci siamo lasciati sfuggire, anche per conoscere l’opinione del manager sul mercato italiano nello scenario internazionale.

La congiuntura del mercato pubblicitario globale sembra essere migliorata negli ultimi mesi, ma l’Italia è un po’ in ritardo. Che tipo di performance vi aspettate dal nostro Paese quest’anno?

Ci aspettiamo un anno “flat”. Il che in sé costituisce un problema, però per l’Italia ciò significa comunque un miglioramento consistente. Inoltre, l’evoluzione della situazione del Paese è promettente, l’economia sta migliorando quindi siamo fiduciosi che il pareggio diventi presto una ripresa.

Con quale strategia GroupM affronta questa situazione?

Gli obiettivi sono in generale gli stessi che abbiamo nel resto del mondo. In ogni mercato in cui operiamo, vogliamo essere il brand leader e il market leader. Per raggiungere questi obiettivi, puntiamo da un lato sull’aumento della quota di billing detenuta, dall’altro sull’allargamento del range di servizi offerti.

La quota del digitale, intanto, continua a crescere…

E’ normale, si punta lì. Il digital ormai non è più un punto interrogativo. La chiave di ogni strategia di comunicazione, ora, è l’integrazione. Quanto questo si concretizzi nei vari Paesi, dipende da vari fattori: la disponibilità di banda larga, la penetrazione del mobile, per esempio.

A proposito di mobile, si tratta di uno dei trend del momento, ma i “volumi” non sono ancora all’altezza.

Il mercato non ha ancora pienamente capito come generare un business pubblicitario adeguato alla enorme fetta di tempo speso dagli utenti su smartphone e tablet. Abbiamo sentito tutti le parole di David Shing, bellissimo lavoro, ma concretamente come si fa? Ci stiamo concentrando su questo.

Magari è più semplice fare business con l’altro trend nascente, il programmatic advertising. Che prospettive ci sono per questo mercato?

Il programmatic è al centro delle nostre strategie globali. La sorpresa è che non sia già molto più grande. Le tecnologie ci sono, i risultati pure, mi aspetto che la crescita della quota di display scabiata in modo automatizzato cresca in maniera rapidissima.

 

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