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03/07/2018
di Lorenzo Mosciatti

Competenze digitali, l'Italia recupera ma il gap è ancora ampio

Il tema è stato al centro della terza edizione di FED, il forum organizzato da Facebook e Giovani Imprenditori Confindustria

Luca Colombo e Alessio Rossi

Luca Colombo e Alessio Rossi

Le imprese italiane sono a caccia di competenze digitali ma faticano a trovarle. Secondo le stime di Giovani Imprenditori Confindustria, ha spiegato il presidente Alessio Rossi, «saranno 280.000 le figure professionali che da qui al 2022 le imprese cercheranno sul mercato invano». Se le agevolazioni fiscali previste dal piano governativo Industria 4.0 hanno spinto le aziende italiane ad investire per la digitalizzazione dei processi organizzativi e produttivi, «ora è più che mai necessario intervenire per migliorare la formazione digitale dei lavoratori in tutti i settori di impresa». Come? «Ad esempio promuovendo la cultura del digitale e dell’innovazione in tutto il paese, non solo verso gli imprenditori ma anche nelle istituzioni scolastiche. Gli istituti tecnici superiori si sono dimostrati ad esempio un ottimo percorso scolastico, considerando che l’89% di chi li frequenta, una volta uscito trova lavoro nel giro di un anno. Il problema però è che se in Germania gli Its sono frequentati da un milione di studenti, in Italia arriviamo a malapena ad un quinto». Il tema delle competenze digitali è stato al centro della terza edizione del FED, il Forum dell’Economia Digitale organizzato da Facebook e Giovani Imprenditori Confindustria, che ha vinto la presenza di 5000 persone in sala oggi al MiCo di Milano. “The Future of Tomorrow” è il titolo dell’evento dedicato ad una questione, quella della formazione delle nuove professioni digitali, ha spiegato Luca Colombo, Country Director Facebook Italy, «che richiede oggi uno sforzo congiunto delle imprese, delle istituzioni e mondo della scuola per cogliere l’enorme potenziale dell’economia su internet e permettere al l’Italia di essere più competitiva a livello internazionale». Nel nostro paese, ha aggiunto Luca Colombo, «sono ancora poco diffuse quelle soft skills che hanno fatto la fortuna dei paesi anglosassoni. Penso ad esempio all'abilità di adattarsi a scenari in continua evololuzione e alla capacità di lavorare in team. Gli italiani, inoltre, sono sempre stati degli ottimi artigiani ma devono diventare più bravi a comunicare». Stando agli ultimi dati del Censis, l’Italia sta ad ogni modo vivendo una fase di lento recupero del ritardo accumulato nei confronti dei paesi esteri più sviluppati su questo fronte: negli ultimi cinque anni  le figure ad elevata qualificazione sono infatti cresciute del 52%, in totale 234.000 sulle 755.000 unità impiegate nel settore dell’Ict. Segnali incoraggianti arrivano anche dal mondo delle università, che negli ultimi due anni accademici ha registrato un aumento del 6,8% del numero di iscritti a corsi dell’area digitale, contro il +2,8% dell’intera area scientifica. Negli ultimi cinque anni, inoltre, le imprese digitali sono cresciute del 18% passando da 95.400 a 113.000. Il fatturato del mercato digitale italiano è inoltre atteso nei prossimi due anni in crescita di 3,8 miliardi di euro e raggiungerà così i 71,4 miliardi. Nel corso della giornata, che ha visto la partecipazione di più di 5.000 persone al MiCo di Milano, sono saliti sul palco oltre 30 speaker, tra manager, imprenditori, giornalisti, accademici e esperti del settore, ognuno con il suo punto di vista nell'interpretazione della sfida digitale, dall’industria 4.0 all’Intelligenza Artificiale, dalla green economy alla brand reputation in rete.  

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