FCP-Assointernet: ad ottobre la pubblicità sui mezzi digitali cala del 6.6%

Secondo l’Osservatorio della concessionarie, il segno negativo è determinato anche dai costi tecnologici connessi al programmatic buying

di Lorenzo Mosciatti
05 dicembre 2016
digital-advertising

La raccolta pubblicitaria sui mezzi digitali, non considerando il search e il social, registra ad ottobre una nuova battuta d’arresto. 

fcp-ottobre

Secondo quanto comunica l’Osservatorio FCP-Assointernet (FCP-Federazione Concessionarie Pubblicità), il decremento è stato infatti del 6,6% e riguarda pressoché tutti i device ad eccezione del mobile. Il web lascia sul campo il 10,4% degli investimenti, mentre il mobile cresce del 59,6% con i tablet in calo del 5,6%. Smart Tv e console perdono infine il 36,1%.

Analizzando il progressivo gennaio-ottobre, il calo è del 2,9% per un totale investimenti rilevati che sfiora i 360 milioni. Il web, con circa 320 milioni, lascia sul campo l’8,4%. Il mobile cresce del 117,2% passando da oltre 15 a quasi 34 milioni. Segno più anche per i tablet, 32% con 3,3 milioni, mentre Smart Tv e console, 733.000 euro, perdono il 40,8%.

Un decremento sul quale pesa, secondo l’associazione delle concessionarie dei principali editori italiani, l’incidenza sempre più elevata del programmatic e, dunque, i costi “tecnologici” che gli operatori devono sostenere. La flessione è infatti «in parte attribuibile all’effetto dei costi tecnologici connessi al programmatic buying, direttamente detratti “alla fonte” dalle SSP ai fatturati delle concessionarie», commenta Giorgio Galantis, presidente dell’Osservatorio FCP-Assointernet.

«Tale considerazione si basa infatti sull’analisi dei dati aggregati che da inizio anno FCP-Assointernet rileva, con cadenza trimestrale, sull’incidenza della componente programmatic, sia Rtb, sia Pmp. A chiusura dei primi nove mesi di quest’anno, la modalità di vendita in programmatic incide infatti per oltre il 20% con una crescita che stimiamo essere rilevante rispetto al periodo omologo dello scorso anno. Di conseguenza abbiamo un “effetto” sull’impatto costi tecnologici associati che stimiamo possa valere fino a due punti positivi rispetto al dato “puntuale” di confronto con l’anno precedente».

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