Superbowl: gli spot più belli dell’edizione numero 48

In una serata sottotono dal punto di vista agonistico, i brand non hanno deluso. Ecco gli spot “da podio” secondo Advertising Age e AdWeek

di Lorenzo Mosciatti
03 febbraio 2014
superbowl2

Niente record di ascolti: il XLVIII Super Bowl, andato in onda sul canale della Fox, non è stato il più visto di sempre, interrompendo una striscia positiva che dal 2011 vedeva ogni Super Bowl strappare la palma di “più visto di sempre” a quello precedente.

Complice la vicenda tutto sommato priva di thrilling, con la facile vittoria dei Seahawks di Seattle sui Denver Broncos per 43 a 8, l’evento ha ottenuto un rating di 47.6/70, segnando un calo dell’1% rispetto al 48.1/71 dello scorso anno, quando la partita fu trasmessa dalla CBS.

Si tratta comunque di un dato molto significativo, poiché rientra nella top 5 dei migliori ascolti nella storia del Super Bowl, piazzandosi al quinto posto della graduatoria.

Chi certamente non ha deluso, ancora una volta, sono gli investitori pubblicitari, in un anno caratterizzato oltre che dal solito trionfo di creatività e stili comunicativi, anche dalla ricerca spasmodica dell’elemento “virale”, stimolata anche dall’interesse suscitato dalla piattaforma aperta da YouTube per ospitare i teaser dei commercial.

Di seguito, riportiamo quelli giudicati “da podio” dalle due testate americane di settore più influenti e seguite, Advertising Age e Adweek, cominciando dalla prima.

1 – “The Phone Call”

Azienda: RadioShack

Agenzia: GSD & M

Autoironia a gogò, e una cavalcata davvero impressionante di stelle degli anni ‘80. Con questi ingredienti semplici – ma sempre efficaci – lo spot di Radioshack è il trionfatore del Super Bowl per Adage.

2- “Still No Contract”

Azienda: T-Mobile

Agenzia: Butler, Shine, Stern & Partners

T-Mobile irrompe nella notte NFL accompagnata dal convitato di pietra: Tim Tebow, quarterback superstar attualmente senza contratto. Per ben tre volte e con tre spot diversi, tra cui abbiamo scelto il migliore, secondo noi. Ma si tratta di spot per la Telco o per Tebow stesso? Forse entrambi, e questo rende il tutto ancora più intrigante.

3- “Puppy Love”

Azienda: Budweiser

Agenzia: Anomaly

Come d’abitudine, nelle pubblicità della Budweiser non si vede nemmeno l’ombra di una birra. Ma “Se non avete sentito tutta l’America digitale fare “oooooh” mercoledì scorso quando lo spot è stato svelato (su YouTube, ndr), certamente sarà successo quando 100 milioni di persone l’hanno visto durante la partita”, scrive Advertising Age. Un “effetto how” che vale il podio del 48esimo Super Bowl. E a voi, che effetto fa?

 

Passiamo a Adweek.

1- “Puppy Love”

Azienda: Budweiser

Agenzia: Anomaly

Secondo Adweek, Budweiser è addirittura in vero trionfatore della serata. “Ha tutto quello che serve per uno spot da Super Bowl”, la motivazione. Delicato ma ambizioso, consueto ma iconico. Ha conquistato YouTube e poi i telespettatori, anche se è stato in parte penalizzato dall’orario di messa in onda, a partita già ampiamente decisa.

2- “Gracie”

Azienda: Cheerios

Agenzia: Saatchi & Saatchi

Il trionfo della semplicità in quella che è appena la seconda apparizione di sempre per un brand della General Mills nel Super Bowl.

 

3- “Dad’s Sixth Sense”

Azienda: Hyundai

Agenzia: Innocean USA

Si aggiudica il gradino più basso del podio di Adweek per il perfetto equilibrio degli ingredienti, dalla comicità delle situazioni al perfetto collegamento con il prodotto creato dal storytelling e payoff. L’emmesima dimostrazione di come non servano 60 secondi o più, per costruire un grande commercial.

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