Senza internet per tre giorni? Ecco cosa mancherebbe agli italiani

A State of the Net, i dati di ixè sull’impatto della rete nella vita degli italiani tra ricerca e diffusione delle informazioni e una crescente sensibilità verso la privacy. Se si spegnesse il web, notizie e mail mancherebbero più di Facebook

di Lorenzo Mosciatti
13 giugno 2014
istat news internet

Gli italiani utilizzano internet soprattutto per trovare informazioni su motori di ricerca e testate giornalistiche, ma amano anche andare alla scoperta di nuovi contenuti o addirittura crearli.

E se gli over 64 lo utilizzano soprattutto come fonte di informazioni, le funzioni più complesse come l’acquisto o la vendita dei prodotti sono appannaggio dei più giovani (fascia 18-44), mentre gli over 50 apprezzano particolarmente la possibilità di farsi conoscere sui social media, segno di un rapporto particolare tra gli italiani e la privacy: se il 56% teme di essere spiato o non sa che utilizzo può essere fatto dei suoi dati, un cittadino su tre non si pone il problema.

Questi sono alcuni dei dati della ricerca Internet in Italy sviluppata dall’istituto ixè per State of the Net, ‘State of the Net’, la conferenza internazionale sullo stato della rete che si svolge a Trieste fino a domani e che ha visto tra i relatori anche Ebuzzing.

La ricerca, presentata oggi durante il panel “Perceptions of the net”, ha tentato di rispondere a un interessante interrogativo: Cosa mancherebbe agli italiani se internet “chiudesse” per tre giorni? Anche in questo caso, la funzione di cui si sentirebbe maggiormente la mancanza è l’utilizzo del web per la ricerca di informazioni. Le e-mail mancherebbero al 24,3% dei nostri concittadini, piazzandosi così al secondo posto tra i servizi di cui si sente immediata nostalgia, mentre gli utenti risultano più affezionati alla lettura di notizie (mancherebbe al 12,7%) rispetto alla comunicazione via Whatsapp o Skype e anche rispetto a Facebook, fermi al 4° e al 5° posto con, rispettivamente il 10,8% e il 7,1% delle preferenze.

Con percentuali inferiori mancano i servizi come homeb banking e prenotazioni (4,3%), musica e video in streaming (3,1%), blog, chat e forum (2,9%), mentre Twitter e Instagram mancherebbero solo al 2% e l’ecommerce allo 0,2%.

Tuttavia, ben 1 italiano su 3 afferma di non avvertire alcuna mancanza se la rete venisse meno in questo lasso di tempo. È una fascia di popolazione costituita soprattutto da casalinghe, pensionati ma anche impiegati, e si concentra soprattutto nella fascia d’età 45-54 anni.

I più giovani (18-29 anni), ma anche gli over 64, sono tra gli internauti più affezionati alla ricerca delle informazioni, mentre l’interesse e-mail cresce con il passare dell’età e registra un picco soprattutto dai 55 anni in su, così come la lettura delle notizie.

L’utilizzo dei sistemi di messaggistica come Whatsapp è preferito dai giovanissimi, mentre Facebook trova un picco non solo nella fascia 18-29 ma anche in quella 55-64, confermando così il dato che segnala, in questa fascia di età, uno spiccato utilizzo della rete per presentarsi e raccontare di sé.

D’altro canto, il rapporto tra gli italiani e la privacy si rivela complesso ed articolato.
 Se il 36% teme che qualcuno possa accedere ai suoi dati personali presenti nello smartphone o nel PC, e il 20% ha il terrore di essere spiato, un ulteriore 33% risulta assolutamente indifferente e ritiene che non ci sia nulla di interessante tra i propri dati.
 Il timore che i propri dati vengano utilizzati cresce soprattutto tra chi è un utente abituale di internet: il 41% è spaventato da questa possibilità, mentre il 30% non si preoccupa. La situazione viene ribaltata tra gli utenti che non utilizzano internet con frequenza: la percentuale di chi teme un furto di dati si abbassa al 27% mentre gli indifferenti salgono al 36%.

E proprio in concomitanza con la crescita dell’utilizzo di internet, si è verificata una riduzione della disponibilità a fornire i dati su preferenze e abitudini quanto si guarda un programma TV su internet o si utilizzano i social media. Nell’arco di dieci anni, la percentuale degli italiani contrari alla raccolta dei dati da parte di un istituto super partes, (per esempio l’AgCom) è passata dal 35% al 59%.

RICEVI GRATUITAMENTE LA NOSTRA NEWSLETTER

Ti chiediamo il consenso per il trattamento dei dati personali diretto all’invio di newsletter editoriali, o altre informazioni di carattere informativo e promozionale riguardanti Engage e Società Partner, in conformità con la nostra Privacy Policy.

Acconsento
Non acconsento

Ricevi anche la newsletter di Programmatic-italia.com

Cliccando su Iscriviti, riceverai da Engage.it la nostra newsletter quotidiana e qualche mail promozionale ogni tanto. Potrai cambiare le tue impostazioni quando vuoi e non cederemo mai a terzi i tuoi dati.