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20/09/2018
di Redazione

Il biglietto da visita: vecchiezza e modernità per il re dell’engagement

Nel momento stesso in cui la persona che ci troviamo di fronte riceve il nostro biglietto da visita, stabilisce con noi o col nostro marchio un legame

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È il 1700 quando cominciano a diffondersi i primi biglietti da visita. Accade in Francia, per soddisfare la necessità di avvertire coloro da cui si va ospiti del proprio imminente arrivo. Solo alla fine del secolo l’utilizzo di tali oggetti prende una piega “commerciale”: se li scambiano i mercanti, apponendovi a volte sopra una firma che può valere come un vero e proprio contratto. Da allora sono passati trecento anni, ed il biglietto da visita rimane, nonostante l’avvento dei social, il re incontrastato dell’engagement. Consegnare questo potentissimo pezzo di carta nelle mani di qualcuno, è ancora un gesto che riveste un’importanza fondamentale: nel momento stesso in cui la persona che ci troviamo di fronte riceve il nostro biglietto da visita, stabilisce con noi o col nostro marchio un legame; quanto questo sarà solido e duraturo sta a noi stabilirlo. Come? Ad esempio scegliendone uno che attiri subito l’attenzione del nostro interlocutore, facendo in modo che egli non lo lanci nel primo cestino della “Carta” che si ritroverà davanti non appena girato l’angolo. Ed è qui che ci vengono in aiuto tutti il potere e la creatività delle arti grafiche, oltre che l’avanguardia della nostra epoca: e così ci ritroviamo ad assistere al “matrimonio” tra un oggetto antico come questo e una possibilità così moderna come quella di poterlo personalizzare in modi che nel 1700 non avrebbero mai nemmeno lontanamente immaginato. Rivolgendosi agli esperti più adatti, infatti, è possibile avere dei biglietti da visita che senza dubbio ci permetteranno di distinguerci dalla “massa”: con effetto laminato in oro o in argento, glitterati con fibre di strass, con stampa fosforescente che si veda al buio o con stampa braille a rilievo per gli ipovedenti. E ancora, è possibile ordinare dei biglietti da visita che sprigionano una delicata essenza, che stimolerà uno dei lati sensoriali che di solito non vengono presi in considerazione nel mondo della stampa. Per i più “audaci” o -se vogliamo- generosi, c’è addirittura la possibilità di avere un biglietto da visita stile “Gratta e vinci”; basterà che il nostro interlocutore gratti la superficie con una moneta, per scoprire simpatiche sorprese o per avere diritto a regali da parte della nostra azienda? Fantastico, non è vero? Ecco il potere di questo “semplice” pezzo di carta: attirare l’attenzione, stimolare la curiosità e creare un legame solido e duraturo nel tempo. Alla faccia di questo secolo fatto di “click” veloci e superficiali, che per nulla ci aiutano a farci restare impresso qualcuno, o qualcosa.

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