The Big Answer

di Antonio Filoni

Antonio Filoni si occupa di ricerca dal 2002 e in ambito digitale dal 2005. È oggi Head of Duepuntozero BU e responsabile Digital Offering di Doxa. Appassionato di musica, cinema e serie TV, vive la vita "in ascolto" perché ogni giorno si può ricevere un insegnamento. È sposato e ha due figli maschi che sta crescendo a pane e supereroi!

Fare ricerca significa farsi domande

Portare cambiamenti nel settore delle ricerche di mercato è faticoso. Questi alcuni motivi:

Se ho un modello di analisi “blindiamolo” e uniformiamolo facendolo rimanere se stesso
Se ho un cliente a cui piace vedere una certa cosa in una maniera perché proporne un’altra
Se ho un cliente che non sa molto di ricerca di mercato perché complicarmi la vita
Se ho una profonda conoscenza del mio settore perché metterla in discussione

I motivi sono quasi tutti dentro a chi fa il mio mestiere, il ricercatore.

Il ricercatore che non cerca di capire e cambiare il suo modo di lavorare al fine di relazionarsi al meglio con il consumatore/utente è un paradosso. Un ricercatore per definizione dovrebbe non essere mai soddisfatto di un modello e di una soluzione. Se si arriva al punto di non domandarsi più se la domanda è posta nel modo corretto e la persona davanti è in grado di capirla, significa non fare più il ricercatore ma il mero analista.

Da un po’ di anni lavoro in questo settore e mi capita ancora di leggere domande “copia incolla” scritte identiche a 15 anni fa; e ho la terribile sensazione che siano uguali a 30 anni fa. Penso di essere semplicemente realista se non credo che le persone parlino e si relazionino nello stesso modo quando passano i decenni. Non ritengo che possa ancora esserci una formalità così rigida e da professorini quando ci si relaziona con le persone. Ci si riempie la bocca di nomi come “co-creation”, “collaboration”, processi “bottom-up”, “rendere il consumatore protagonista” ma poi lo trattiamo come un oggetto d’antiquariato.

Per esplicitare quello che intendo vi faccio un esempio: “Qual è la sua propensione ad acquistare questo prodotto se lo trovasse nei negozi che abitualmente frequenta ad un prezzo che riterrebbe giusto?”. Questa è una domanda che ho letto la prima volta oltre 15 anni fa e che ancora ieri mi è capitata sul tavolo della scrivania. Io vi sfido a farla ad un vostro amico. Vi prenderebbe per psicopatico. Di esempi di domande “pazze” ne avrei molti.

Troppo spesso si intende come innovazione solo un “prodotto di ricerca nuovo”. Ci si dimentica di cambiare i linguaggi, le metriche, le relazioni e così facendo si rimane identici a se stessi mentre il mondo cambia a doppia velocità. Basterebbe poco, basterebbe pensare le domande che si fanno e non scegliere tra le domande già esistenti, che qualcuno ha già pensato. Fare “Ricerca” deve essere questo e dovrebbe anche essere divertente grazie al fatto di scoprire qualcosa di non conosciuto. Se avete a che fare con le ricerche di mercato, come ricercatori o come clienti di istituti di ricerca, e non vi diverte mai, cercate da un’altra parte, obbligatevi ad uscire dagli schemi.

Buona ricerca a tutti!!