Keep Searching

di Marco Loguercio

Marco Loguercio, pioniere del Search Marketing e fondatore dell'agenzia FIND, ha fatto la sua prima ricerca in un motore nel 1995. Non ha più smesso

Non smetteremo di cercare

Credo che buona parte di noi italiani che accediamo al web quotidianamente o quasi (reputo che chi legge engage.it ne faccia parte) faccia fatica a rispondere a una domanda all’apparenza semplice: quante volte cerchiamo online?

Questo perchè, con un computer in molti casi perennemente connesso (a casa e/o in ufficio) e uno smartphone in tasca, ci si ritrova ad andare su Google non soltanto per trovare dove acquistare il prodotto che ci serve, ma anche per trovare la maniera più rapida per alleviare il mal di gola o i primi sintomi influenzali; per trovare cosa cucinare all’ultimo momento la sera (o dove comprare online la cena per farsela consegnare a casa); le previsioni meteo per capire cosa fare nel weekend; cosa ci sia di vero nei gossip che riguardano il portierone Buffon o Andrea Pirlo; dove poter vedere online il film Frozen; le ultime news sul coma di Schumi, sullo scambio Guarin/Vucinic, sulle scosse di terremoto e le inondazioni (per citare le ricerche top del periodo nel quale è stato scritto questo articolo)…

In sostanza, cerchiamo di tutto per informarci e approfondire, per “essere sul pezzo” o per dare, quantomeno, questa sensazione. E non è un caso che, di fronte alle ultime generazioni (lo vedo anche con mia figlia, 6 anni), si faccia fatica a far passare il concetto chiave che molte cose occorra anche studiarle e impararle, perché nella vita non si può fare affidamento solo su Google.

Già, Google. Per quasi tutti è sinonimo di ricerca. Poi però, ripensando meglio ai nostri comportamenti, ci rendiamo conto che cerchiamo su Facebook e su Linkedin informazioni sulle persone con le quali ci relazioniamo; su Foursquare o Tripadvisor un buon ristorante dove andare a cena in un’area che non conosciamo; su Amazon o eBay il prezzo più conveniente per l’oggetto che vogliamo acquistare, su Twitter le ultime news sugli argomenti di tendenza o sugli eventi del giorno…

In sostanza: se qualcuno riuscisse a mettere assieme tutti questi pezzi, potrebbe sapere di noi più che i nostri genitori o la nostra dolce metà. Ed è proprio quello a cui puntano le aziende (per obiettivi di marketing) e gli stessi motori di ricerca (per poter essere sempre più rilevanti e indispensabili, e guadagnare di più).

Qualche anno fa Eric Schmidt, all’epoca amministratore delegato di Google, disse chiaramente che l’obiettivo del motore di ricerca di Mountain View (ma definirlo così è oggi estremamente riduttivo) è quello di arrivare un giorno a poter fornire alle persone le informazioni che servono loro per scegliere e, soprattutto, agire prima ancora che questi inizino a cercare.

Un obiettivo solo all’apparenza ambizioso perchè, come aggiunse Schmidt, “sappiamo dove sei, sappiamo cosa ti piace, abbiamo una mole di informazioni tale da poterti suggerire cosa potresti fare”. Obiettivo confermato poi nel 2012 anche da Ray Kurzweil, director of engineering, entrato in Google con l’obiettivo di costruire un motore di ricerca così sofisticato “da agire come un nostro ‘amico cybernetico’ in grado di conoscerci meglio di noi stessi”. Una dichiarazione che molti hanno ritenuto quasi inquietante.

Ma le successive mosse sono andate proprio in questa direzione: Google+, che molti ritengono un semplice social network, è il connettore che consente a Google di comprendere meglio i comportamenti dei navigatori sia online (chi conosciamo, cosa cerchiamo, cosa leggiamo, cosa condividiamo…) che offline (dove siamo, come ci muoviamo, quali i nostri luoghi di riferimento e le nostre abitudini…) e Google Now è il primo tentativo di farci arrivare le informazioni giuste al momento giusto.

Google che, al contempo, cerca di nascondere molte informazioni che altri potrebbero usare per analizzare i comportamenti di ricerca: chiunque acceda a una piattaforma di web analytics si sarà reso conto di come, da qualche mese, Google non trasmetta più le parole chiave usate da chi è arrivato sul sito di riferimento cliccando su un risultato naturale di ricerca.

Questo perchè sono informazioni che fanno gola a molti: ad esempio alle aziende, che vorrebbero comprendere meglio i nostri movimenti, saperne di più su di noi per poterci fornire prodotti sempre più rilevanti per la nostra vita quotidiana (o, più probabilmente, pubblicizzarceli meglio); ad esempio agli editori, che vorrebbero sapere cosa ci interessi di più nel dato momento, per poter pubblicare articoli e approfondimenti ad hoc e incrementare le entrate pubblicitarie; ad esempio ai politici, per capire quali i temi più sensibili da affrontare in campagna elettorale (poi ci sarà anche qualcuno che lo fa nel corso del proprio mandato, per svolgere meglio il proprio lavoro…). E alle stesse agenzie specializzate, per capire come mettere meglio in contatto la domanda con l’offerta.

Ma tutti questi dettagli, agli utenti, interessano relativamente: quello che interessa loro è ottenere l’informazione che serve, quando serve, nella maniera più utile ed efficace per poter decidere il da farsi e, di conseguenza, agire.

In questo blog cercherò di toccare tutti quegli aspetti che riguardano la “search” in tutte le sue sfaccettature e che hanno un impatto sia sulle possibilità di cercare degli utenti, che sulle opportunità per le aziende per promuoversi. Perchè se c’è una cosa che difficilmente smetteremo di fare online è proprio cercare.