What People Want

di C.Boldrini e M.Ilari

Un blog curato a quattro mani da Carlo Boldrini e Manuela Ilari, rispettivamente CEO e CCO della agenzia di comunicazione indipendente Pil associati. What people want: individuare le informazioni più rilevanti sulle tendenze attuali che plasmeranno il futuro.

Il Made in Italy rappresenta ancora un valore?

I punti di forza del Made in Italy sono racchiusi nella specificità del prodotto.

La cura per i dettagli, la ricercatezza dei materiali e l’eccellenza della produzione artigianale sono i fattori principali di questo enorme successo. Gli italiani all’estero si distinguono immediatamente dal loro modo di vestire, dal gusto semplice e mai scontato di ciò che indossano e sono riconosciuti per la loro innata sensibilità estetica.

Nella società moderna, il fascino per la maestria artigianale aumenta sempre di più, soprattutto per quanto riguarda il segmento moda. L’intero fashion system sta attraversando un momento turbolento e l’universo di quella che un tempo era l’espressione esclusiva di confezionare abiti e accessori riflette la situazione attuale.

Varietà e frammentazione sono ormai le leggi che governano la contemporaneità. Ed è proprio in questo scenario flessibile che si collocano i prodotti Made in Italy. Oggetti dal design unico e impareggiabile e che il mondo intero ci invidia.

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Una breve analisi del settore calzaturiero italiano

Tra i prodotti più amati (e copiati) in tutto il mondo c’è la scarpa: una vera e propria icona del Made in Italy. Il settore calzaturiero italiano è uno dei pilastri del sistema moda e rappresenta una realtà di estrema rilevanza per l’economia italiana.

Con le oltre 5 mila aziende, l’Italia è il primo produttore di calzature dell’Unione Europea e il terzo esportatore al mondo in termini di valore, come rilevato da Assocalzaturifici. Da sempre leader indiscusso tra i produttori di calzature di fascia alta e ad elevato contenuto moda, la nostra penisola conta un saldo commerciale sempre attivo e un fatturato annuo complessivo che si aggira sui 14 miliardi di euro.

La concentrazione territoriale delle aziende organizzate in distretti situati prevalentemente in sette regioni italiane (Marche, Toscana, Veneto, Lombardia, Campania, Puglia ed Emilia Romagna) consente di avere una posizione primaria anche sui mercati internazionali. Il successo del comparto è collegato soprattutto all’iniziativa imprenditoriale dinamica e alla tipica struttura del settore.

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Parola d’ordine: internazionalizzazione

La sfida sta nell’imparare a vendere il Made in Italy sui mercati internazionali. Esportare l’eccellenza artigiana nel mondo è possibile solo se si tengono a mente alcuni concetti fondamentali. Le aziende straniere sono fortemente interessate alla moda nostrana, anche se al momento lo scambio non ha ancora trovato i canali giusti.

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È necessario comunicare la nostra eccellenza ai buyer internazionali in modo adeguato, attraverso figure adatte e specializzate. Infatti, per rendere internazionale un’azienda non basta fare delle brochure in lingua, mandare email commerciali in inglese o partecipare a fiere internazionali, ma è necessaria un’attività di sviluppo continuo. A partire da una ricerca stilistica assidua, mirata a interpretare i trend contemporanei e a lanciare prodotti innovativi. Attuare un metodo di lavoro volto a coniugare attenzione e innovazione tecnologica delle linee produttive. Fino alla realizzazione di operazioni di digital marketing dopo aver analizzato attentamente il pubblico da coinvolgere: portare le aziende fuori dai confini italiani attraverso persone chiave come influencer locali e ambassador internazionali che possano dare visibilità ai brand e far raggiungere gli obiettivi di business prefissati. Adottare, quindi, strategie di influencer marketing per attivare nuovi canali, ampliare la brand awareness all’estero e orientare il processo di acquisto mescolando storytelling, engagement e promozione, offrendo contenuti sempre originali e autentici.

Carlo Boldrini