E-commerce Trends

di C. Vaccaro e A. Coletta

Un blog curato a quattro mani da Claudio Vaccaro, co-fondatore e ceo della digital agency BizUp, e Angelo Coletta, fondatore e ceo di BookingShow e MerchandisingPlaza. Dall'incontro delle due aziende è nata la joint venture UpCommerce, l'e-commerce in full outsourcing multilingua

M-commerce: l’importanza del mobile nello shopping online

Chi oggi si accinge ad investire nell’e-commerce deve considerare un fattore che condizionerà sempre di più le vendite online: il traffico e le conversioni che arrivano da mobile. Secondo i recenti dati pubblicati dal Consorzio Netcomm le vendite online tramite smartphone valgono nel 2014 il 9% del fatturato e-commerce, il 20% se si aggiungono quelle via Tablet. In questo contesto di rapida crescita non si può prescindere dallo sviluppo di sistemi fruibili anche da utenti mobile. Smartphones e tablet infatti sono entrati a far parte delle azioni quotidiane di tutti e sempre più spesso gli utenti si ritrovano a fare acquisti in mobilità.

 

Come sfruttare al meglio il canale mobile?

Chi oggi investe in un canale e-commerce deve assicurarsi in primo luogo che il design e la user experience della propria vetrina siano adattabili e fruibili da ogni device (ad esempio scegliendo soluzioni “responsive”).
Per capire di cosa stiamo parlando basta accedere ad un sito di shopping online più “datato” con un comune smartphone, per accorgersi di avere continue difficoltà nella navigazione che impattano direttamente sulle potenzialità di conversione e quindi sul business online.

Adottare nel breve soluzioni responsive, cioè con un layout che si adatti automaticamente a tutti i dispositivi da cui si collega un utente, consente di non perdere l’opportunità offerta dal traffico proveniente da tablet e smartphone.
Un’altra regola fondamentale nella costruzione del proprio e-commerce è la velocità di apertura delle pagine, che dovrebbe essere inferiore ai 4 secondi. Diversi studi hanno dimostrato infatti che quasi nel 40% dei casi viene abbandonata una pagina che si carica in più di sette secondi.

Una domanda frequente riguarda la scelta tra lo sviluppo di un’applicazione mobile o di un sito mobile. Non c’è una risposta univoca a questa domanda, la scelta è ovviamente legata alle funzionalità che si intende rendere disponibili sui singoli strumenti e al customer journey: l’app insiste più sui clienti frequenti e fidelizzati, il sito mobile consente di fornire una risposta ottimizzata anche ai navigatori “di passaggio”, ad esempio provenienti da motori di ricerca. Dai dati statistici risulta che la maggior parte delle App vengono fruite da smartphone, mentre chi naviga su tablet preferisce utilizzare la modalità browser. La condizione ottimale ovviamente sarebbe quella di attivare entrambi i canali, ma l’unica vera regola ormai imprescindibile è quella di essere mobile.

Ma l’ottimizzazione per dispositivi mobile non è l’unica arma a disposizione degli store manager per migliorare l’esperienza utente in mobilità e incrementare le vendite. In questi anni i big dell’e-commerce hanno implementato una serie di funzionalità complementari, sfruttando lo smartphone come strumento di connessione tra il mondo fisico e quello digitale: la ricerca visuale che consente di fotografare un prodotto per verificarne la disponibilità̀ e i prezzi nello store, il lettore codice a barre, la ricerca vocale. Insomma: abbattere le barriere tra offline e online con il prodotto a portata di click in qualunque momento e in ogni luogo.

Infine, l’integrazione tra strumenti social e fruibilità mobile sarà un’ulteriore trend da monitorare , si pensi alle recenti novità delle Twitter Cards e agli accordi presi con Amazon che con un semplice hashtag (#AmazonWishList) consente di riempire il carrello, mentre Facebook da poco ha lanciato il Buy Now button che permette di comprare direttamente dal News Feed.

 

Nuove opportunità di sviluppo quindi: nel nostro Paese entro fine 2015 ci saranno 52 milioni di dispositivi mobili e 14 milioni di tablet… mentre a vendere online sono ancora solo il 4% delle imprese italiane.