DigitalChina

di Riccardo Porta

Con una sua identità in rete dal 1994, è Digital Marketing strategist per MyBank. Per anni nel consiglio di amministrazione di Netcomm se non lo trovi connesso starà facendo certamente qualche sport estremo. Per noi parlerà di Cina e digitale

La Cina rimane la Cina

“La Cina rallenta, mai crescita così bassa”, “Cina, la crescita rallenta ancora.”, “Fine del miracolo: la Cina rallenta tra rischi e crisi”.

Così titolavano alcuni giornali qualche tempo fa. E come dovrebbero rispondere le aziende quando il mercato si raffredda dopo un lungo periodo di ebollizione? Eravamo tutti interessati alla Cina mentre oggi il focus di molti si è spostato sull’India. E’ tempo di abbandonare l’illusione che la Cina possa essere l’eldorado per il Made in Italy? Non si può più fare e-commerce nel Paese del Dragone? Bisogna investire altrove?

Con calma. Anche se l’Italia ha un deficit di 15 miliardi con la Cina (compriamo di più di quello che vendiamo) andiamo con calma.

L’argomento è complesso e le vere volpi in realtà ne stanno approfittando.

La Cina non è mai stata un paese semplice, l’ho scritto in lungo e in largo e chi ha volato fin laggiù si sarà accorto della grossa bolla in cui stanno: è il Governo che ha in mano la situazione e che, fino ad oggi, ha basato tutto sugli investimenti (specialmente in case e infrastrutture) e sul credito. L’imprenditoria non è esattamente agevolata e adesso che la cosa è davanti agli occhi di tutti, devono trovare il modo per rilanciare i consumi interni perché sta succedendo qualcosa che di inimmaginabile fino a 5 anni fa: alcuni grandi negozi stanno chiudendo. A vantaggio dell’e-commerce e qui su Engage non possiamo che esserne, in qualche modo, contenti.

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Le vendite online contribuiscono solo per l’11% delle vendite al dettaglio totali (negli USA siamo all’8%) ma crescono con un tasso di sviluppo del 53% anno su anno. Ci sarà un rallentamento anche qui ma un mercato di 380 milioni di online shopper non può che fare gola ai più preparati.

Online, gli acquirenti cinesi, si dimostrano poco “fedeli” esattamente come offline. Tuttavia ci sono delle differenze che stanno cominciando ad essere evidenti e che vale la pena sottolineare. Ad esempio, le top 10 categorie di largo consumo cambiano molto a seconda che le si “guardi” dall’online o dall’offline. L’online infatti vede una concentrazione di acquisti verso le top 10 molto accentuata rispetto l’offline (80% degli acquisti rispetto al 40% dell’offline). I cinesi digitali tendono ad andare online per l’acquisto di prodotti premium, che fa salire di molto il valore del carrello medio. E non sorprende quindi che le merci importate godano di una quota maggiore online rispetto all’offline (circa il 40% rispetto al 10% dei negozi fisici). L’e-commerce sta quindi spostando gli equilibri ed è vincente per chi offre consegna gratuita o a basso costo che spinge i cinesi a fare grandi ordini e grandi quantità (leggi: logisticamente bisogna essere preparati).

Diciamo sempre che l’e-commerce è un servizio ma in Cina guardano moltissimo alle promozioni: gli acquirenti online dagli occhi a mandorla sono particolarmente ansiosi di approfittare delle promozioni speciali. Circa il 40% degli acquisti online avviene proprio durante eventi nazionali come il Double 11 e Double 12.

Il Double 11 è il “Singles’ Day”, il giorno (11-novembre) di super promozioni in rete. E quando dico “super”, intendo dire talmente alettanti che gli utenti si “allenano” nei giorni precedenti a mettere i prodotti nel carrello per arrivare poi a spendere complessivamente qualcosa come 122.937 billion yuan (ovvero 17 miliardi di euro in un solo giorno, dato del 2015).

Il Double 12 (12-dicembre) è invece una replica del double 11 dove però si incentiva l’acquisto in store utilizzando il wallet virtuale di Alibaba (Alipay). Gli utenti vengono “abituati” intelligentemente al mobile commerce in store che poi li porterà a fare acquisti dal divano di casa senza nessun timore. Bella mossa, segnatela.

Rimanere al passo di un mercato in continuo fermento ed evoluzione non è semplice ma diciamo che oggi i concetti che ci portiamo a casa sono che: nel nostro assortimento non possono mancare prodotti premium, dobbiamo essere attenti alle promozioni e dobbiamo necessariamente conoscere piattaforme come Tmall, Tmall Global,  JD o Taobao perché sono le vere agorà dell’e-commerce cinese. Ciliegina sulla torta: logisticamente dobbiamo essere dei campioni.

In Cina non si può andare da soli. Bisogna affidarsi ai partner giusti e tessere le giuste relazioni. La Cina rimane la Cina. Il potenziale è ancora enorme per le nostre piccole e medie imprese ma, prima di tutto… in Cina ci devi andare. Fisicamente. Non guardare il mercato leggendo le notizie che trovi online. Organizzati, prendi un aereo e vai. E portami con te 😉

Nota di colore: A decorrere dal 9 aprile 2016, la Cina ha modificato l’imposizione daziaria/IVA sulle importazioni e-commerce verso consumatori locali. In particolare, è ora previsto che le singole spedizioni per un valore non eccedente RMB 2.000 (oppure RMB 20.000 cumulativi annui per le spedizioni verso un singolo consumatore) siano esenti da dazi doganali ma scontino, in via temporanea, l’IVA su una base imponibile pari al 70% del valore CIF della spedizione. La disciplina riguarda sia le importazioni dirette che mediante deposito fiscale. E’ stata inoltre irrigidita da un punto di vista amministrativo la procedura d’importazione per i colli e-commerce, con un generale aggravio della documentazione richiesta (fonte: ufficio legale e fiscale Netcomm).