Digital Payments

di Riccardo Porta

Oltre 15 anni di advertising. Poi entra nel mondo dei pagamenti. Colleghi e amici lo guardano male: ma sei pazzo? I pagamenti? Le Banche? Riccardo ci offrirà una chiave di lettura diversa su un settore che poco ha a che fare con l’advertising ma che ha sempre di più un’anima digitale

Investire in processi e competenze

Quanta paura e confusione là fuori. Il Covid ci ha preso alla sprovvista e ha messo in ginocchio tante, troppe aziende che lottano per andare avanti.

Nel mese di Aprile il mio customer care ha ricevuto il 300% in più di richieste di contatto: le aziende volevano sapere da noi come fare per incassare online in modo rapido, efficiente e sicuro. C’è una voglia di ripartire che si avverte duramente nell’aria. E si stanno sperimentando un po’ tutte le strade.

Sui giornali e online si sta parlando tanto di digitale. Quasi fosse il rinnovato Eldorado capace di salvare le aziende dalla crisi.

E i pagamenti digitali stanno vivendo l’ennesima accelerazione ma, nelle prossime righe, vorrei stressare alcuni punti di attenzione che per me sono fondamentali.

Qualsiasi innovazione o rivoluzione che apportiamo al nostro lavoro deve avere un senso e uno scopo.

Ho l’impressione che alcune aziende siano disorientate. Perché sul mercato continuano ad arrivare nuove soluzioni. La sbornia di tecnologia a cui stiamo assistendo rischia di far perdere una sua funzione intrinseca: funziona se è al servizio dell’uomo, viceversa può provocare dei danni.

Personalmente non sono convinto che la soluzione a tutti i mali per le imprese siano importanti investimenti in tecnologia. Perché richiedono notevoli risorse, sia dal punto di vista economico che gestionale.

Proviamo a mettere al centro i processi, partire da quelli è decisamente meno oneroso. La cultura aziendale può essere cambiata anche a piccoli passi. Anche per il mondo dei pagamenti. Le parole chiave su cui bisogna investire sono: bisogni, processi e lungimiranza imprenditoriale. Con efficienza ed efficacia. E quando si investe nel digitale questo deve essere visto come una leva a sostegno del business. Il digitale aiuta ma non fa miracoli.

E parliamo di processi e pagamenti con un esempio concreto.

A marzo un’azienda ci ha chiamato perché aveva convertito il business e si era messa a vendere mascherine. Tutto pronto: clienti trovati, produzione e logistica approntate. Come fare a incassare con nuove modalità che rendano più efficiente l’evasione degli ordini che arrivano via mail o telefono? Come fare a diminure il tempo che passa tra l’ordine, il pagamento e la consegna? L’azienda in questione non aveva un sito di e-commerce né sapeva molto di online.

Una soluzione è data da quello che chiamiamo MyBank bridge o pay per link. Funziona così: all’azienda viene data una interfaccia dove, a fronte di un ordine, inserisce la mail del debitore, i riferimentimenti aziendali, l’importo, una causale e allega una fattura, una nota proforma o un documento. Si genera così automaticamente una mail che viene inviata e che contiene un link per il pagamento. Il debitore, cliccandoci sopra, atterrerà su una pagina bancaria dove potrà pagare con MyBank o altri strumenti come le carte; a fronte del pagamento l’azienda sarà informata tempestivamente e potrà dare seguito alla spedizione.

Tutto questo senza avere investito in IT. Senza avere stravolto il proprio business. Perché di soluzioni ai nostri problemi ce ne sono, eccome ce ne sono. Dobbiamo forse avere le competenze per saperle trovare e scegliere. E questo, forse, è uno dei fattori su cui proverei ad investire di più. Le competenze.

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