The Big Answer

di Antonio Filoni

Antonio Filoni si occupa di ricerca dal 2002 e in ambito digitale dal 2005. È oggi Head of Duepuntozero BU e responsabile Digital Offering di Doxa. Appassionato di musica, cinema e serie TV, vive la vita "in ascolto" perché ogni giorno si può ricevere un insegnamento. È sposato e ha due figli maschi che sta crescendo a pane e supereroi!

I manager italiani e l’utilizzo dei social network per fare business

I manager ed i social media, questo è stato uno dei temi che ho presentato al convegno organizzato da Federmanager lo scorso 11 maggio 2015.

I risultati sono stati oggetto di dibattito e se da un lato mi hanno fatto notare che vi fossero dei segnali positivi (non era 0%), a me – da uomo che usa, studia e fa business con internet (ed i social) tutti i giorni – sembravano dati decisamete negativi.

Sto parlando dell’utilizzo che oggi i manager/dirigenti (dagli AD in giù) fanno degli strumenti che la rete offre, spesso gratuitamente, per fare business.

(clicca sull’immagine per ingrandirla)

Cercherò di spiegare perché ritengo che vi siano grossi margini di miglioramento per la nostra classe di manager.

Inizio in un modo per me molto semplice, cioè da alcune situazioni in cui mi trovo quotidianamente. Ritengo sia facile che un manager ci si possa ritrovare con una buona frequenza.

Ecco la situazione: un incontro di “new business”/colloquio.

La prima cosa che solitamente faccio è guardare il profilo Linkedin di chi andrò ad incontrare nella riunione.

Ovviamente non per sapere che aspetto fisico abbia la persona, ma per capire, ad esempio, da quanti anni lavori in quella azienda (una persona che è in un’azienda da 1 anno ha priorità differenti da una che è lì da oltre 10 anni), quale sia il suo “biglietto da visita” in azienda (per comprendere eventuali peculiarità specifiche), dove è stato prima di approdare in quell’azienda, se ha dei collegamenti che conosco e via così.

Se è accessibile il suo profilo Facebook guardo le foto per capire che stile di vita ha, se ha bambini, etc. e, se ha un profilo Twitter, se parla di politica o commenta in diretta qualche show, se scrive solo di alcuni temi o se scrive poco.

Sembro uno stalker? Spero di no…

Ma, se per voi la risposta è sì, sappiate che non mi fermo qui, torno sui social/web per vedere cosa fa la sua azienda a livello di comunicazione digitale, come è attiva sui social e sui propri siti, quali partner ha, così da farmi venire delle idee su come la mia azienda potrebbe essergli utile.

Non voglio aspettare solo di avere una richiesta ma, nel caso, cercherò di stimolarla in modo attivo.

E vi dirò di più, se sono dalla parte opposta (cioè in cui qualcuno vuole vendermi qualcosa) e la persona che devo incontrare mi chiede il contatto in Linkedin, io ne penso tutto il bene possibile, perché significa che si sta preparando e non arriverà come uno sprovveduto.

Va bene dialogare e conoscersi meglio ma se scopro che non sa proprio nulla o se ha da raccontarmi qualcosa di improponibile per il mio mercato, come diceva una famoso milanese: NCS (non ci siamo)!

Anche per prepararmi per l’evento di presentazione dei risultati ho usato i social, sono andato a cercare la presenza web di chi avrebbe parlato con me e per esempio ho conosciuto ancora prima di incontrarlo Franco Moscetti (@FrancoMoscetti), CEO di Amplifon, manager capace di far crescere la sua azienda in modo incredibile e persona squisita che sul suo account Twitter dichiara che le opinioni che scrive sono solo le sue…sarà vero?!?!? :-)

Quindi non sentitevi stalker perché tutto questo è – volenti o nolenti – disponibile ed una persona che fa business deve tenerlo in considerazione, anche se non gli piace.

Se si pensa che la miglior difesa è non esserci, questo non utilizzo è un doppio “crimine”.

È ovvio che gestire un profilo personale online non sia una cosa semplice ma stiamo arrivando al punto in cui la domanda non sarà più quella di esserci o no, perché la propria futura assenza sarà già di per sé, una risposta. Lo è già per i brand e lo sarà anche per le persone.

Il tema della privacy è sicuramente molto forte ed aspetto di altissima sensibilità ma ricordiamoci che quegli spazi online permettono libertà di espressione totale e anche il livello di tutela che uno preferisce.

Non si è obbligati a mettere le foto della famiglia, non si è obbligati a fare check-in in ogni luogo, ma un utilizzo attento, permette alla persona di comunicare se stessa e, in alcuni momenti, anche l’azienda che guida o per cui lavora.

Ho l’idea che diventerà come il Curriculum vitae, spesso si viene assunti senza che sia letto per determinati ruoli, ma è richiesto e non averlo è sicuramente più un problema che un pregio.

Il diritto all’oblio è sì un diritto ma non bisogna poi scandalizzarsi se si è poco conosciuti o noti anche per i meriti che si hanno nel proprio lavoro quotidiano.

Tornando alla ricerca presentata in Federmanager, concludo questo post con il dato più positivo, è cioè che sono proprio i top manager ad avere mostrato i dati migliori, chiara indicazione che chi guida ad alto livello ha già intuito l’utilità di questi strumenti per fare Business, usiamo il loro esempio!

Da qui potete vedere tutti i risultati della ricerca, che ha trattato anche altri temi (Business Plan, attese verso il governo e clima aziendale): http://we.tl/WzDDV99UzI