The Big Answer

di Antonio Filoni

Antonio Filoni si occupa di ricerca dal 2002 e in ambito digitale dal 2005. È oggi Head of Duepuntozero BU e responsabile Digital Offering di Doxa. Appassionato di musica, cinema e serie TV, vive la vita "in ascolto" perché ogni giorno si può ricevere un insegnamento. È sposato e ha due figli maschi che sta crescendo a pane e supereroi!

Fare community per fare ricerca? Non è facile ma si può

Fare ricerca con i propri consumatori è spesso un “sogno” e, quando realizzabile, si paga spesso a caro prezzo.

Soprattutto se i propri consumatori sono pochi o di nicchia oppure semplicemente perché il nostro prodotto o servizio è indirizzato a specifiche categorie. Quindi, per non sognare troppo, ci si trova a fare ricerche su chi magari lo ha solo sentito nominare o in alternativa si prendono anche i non conoscitori e lo si presenta per “fingere” di mettere tutti allo stesso livello.

Se il prodotto non esistesse e dovesse essere lanciato sarebbe la soluzione giusta ma quando un prodotto c’è, è vivo ed ha magari anche una schiera di users felici, è un peccato non coinvolgerli o spendere cifre esorbitanti per sentirne l’opinione. Il “bello” è che oggi trovare queste persone è molto più facile di un tempo.

Spesso infatti sono già vicini alla marca, alcuni si sono iscritti sul sito, oppure hanno fatto un “like” sulla pagina ufficiale di Facebook etc. e magari proprio spinti da campagne di recruiting mirate. Coinvolgerli non solo per fare gamification di comunicazione o engagement ma anche per fare ricerca di mercato è possibile.

Non è facile. Ma è fattibile e ad un prezzo piuttosto basso.

Non è facile. L’ho già scritto ma è la cosa più importante da tenere in mente, sempre! È veramente fondamentale capire che non è la stessa cosa fare ricerca di mercato attraverso strumenti social (Facebook e community di brand) e fare ricerche di mercato in modo tradizionale, sia che si utilizzi il web (Cawi) o metodi più tradizionali. Le persone negli ambiti Social si relazionano in modo differente, usano un differente linguaggio e si aspettano dalla marca una relazione diversa rispetto a quando la cercano in negozio o la vedono nei media classici.

Qualche giorno fa parlando di Social TV e ricerche di mercato stavo affrontando il “serioso” tema del live tweeting e di come questo trend in espansione, ma tuttavia ancora di nicchia in Italia, potrà cambiare pelle con l’evolversi dell’uso di altri strumenti che si stanno trasformando in canali Social e di conversazione, sto parlando ovviamente di WhatsApp. Ciò comporterà un cambiamento di linguaggio ulteriore. Prepariamoci.

Coinvolgere persone vicine al proprio brand non è quindi di per sé difficile, ma è come parlarci, come relazionarcisi la vera difficoltà e sfida.

Loro sono lì, pronti a dare la loro opinione, perché non approfittarne?