Socialtutto

di Maurizio Mazzanti

Maurizio Mazzanti, dal 2000 al 2017 è stato socio e direttore creativo di E3. Ha aperto un blog nel 2001 ma nessuno lo ha mai visto, sa dire PPM dal 1996 ed è sempre always on

Facebook sfida YouTube

Se due indizi fanno un sospetto tre indizi fanno una prova.

A fine dicembre Facebook aveva iniziato a far partire i video in autoplay sugli smartphone. A questa novità ne è seguita a metà marzo una rivolta agli inserzionisti pubblicitari, ossia la possibilità di acquistare video di 15” sempre in autoplay. Ma da sempre il social network ha guardato anche e soprattutto ai suo utenti e per questo gli inserzionisti di questo formato saranno soggetti a una sorta di controllo di qualità da parte di Ace Metrix, un’azienda esterna a Facebook che misurerà il livello di attrattività di questi filmati. Primo indizio.

Ma per rendere più coerente e integrato con il suo ecosistema il formato video, è necessario che questi siano presenti in maniera rilevante, mentre ad oggi la maggior parte dei contenuti pubblicati dagli utenti è testuale e fotografico. Per capire queste proporzioni ci aiutano i più recenti dati interni rilasciati da Facebook: ogni mese nel nostro paese vengono caricati 1,6 milioni di video e 275 milioni di foto, un video ogni 172 foto. Se le persone non hanno l’abitudine di caricare video nella piattaforma come fare per aumentarne la presenza?

Semplice, se non saranno le persone saranno le aziende. E le aziende hanno fame di dati. Per questo a inizio maggio hanno introdotto un nuovo set di metriche disponibili per vedere dati come la durata media di visualizzazione di un video o l’audience retention, un indicatore di quando le persone smettono di vedere un video prima della fine. E questi dati saranno disponibili solo per i video caricati direttamente su Facebook e non per quelli pubblicati condividendo il link di YouTube. Secondo indizio.

Il terzo ed ultimo, per il momento, indizio ha a che fare con la reach organica, l’incubo di tutti i marketer che utilizzano questo social network. Da alcuni mesi i contenuti pubblicati dalle aziende sono sempre meno visibili ai fan delle pagine e a dire che questo avvenga per portare le aziende a investire in pubblicità non ci si sbaglia tanto. La reach organica è passata in meno di un anno dal 15% al 2%, i numeri non sono ufficializzati dall’azienda, ma sono condivisi da molti addetti ai lavori.

Quello che però ancora non è assurto agli onori delle cronache è che il 2% di persone che vedono una foto, un link o un messaggio di status diventano molte di più se il contenuto è un contenuto video. Ma attenzione, i video devono essere caricati all’interno della piattaforma, come si fa su YouTube.

Basteranno queste attenzioni a convincere aziende e persone a guardare a Facebook come a un’alternativa a YouTube?

Personalmente penso di no, anche perché la prima piattaforma video al mondo ha dalla sua non solo la mole infinita di contenuti ma anche la possibilità di cercarli col migliore motore di ricerca al mondo.