Socialtutto

di Maurizio Mazzanti

Maurizio Mazzanti, dal 2000 al 2017 è stato socio e direttore creativo di E3. Ha aperto un blog nel 2001 ma nessuno lo ha mai visto, sa dire PPM dal 1996 ed è sempre always on

Economia della condivisione digitale: car sharing, house sharing, food sharing, live sharing

Nel weekend ho letto Forse Cercavi, il romanzo di esordio del Collettivo Zero, la crew di artisti e videomaker che hanno realizzato a gennaio la campagna di sensibilizzazione #coglioneNo. Protagonisti sono i 25-30enni di oggi, la prima generazione always on, quella che non ha mai sentito il rumore del modem e che è sempre alla ricerca di una presa di corrente dove ricaricare il cellulare per rimanere connessi agli altri e condividere continuamente pensieri, idee, parole, messaggi in chat e WhatsApp.

Nel romanzo usano con frequenza BlaBlaCar, è uno dei tanti nuovi strumenti entrati nella loro vita quotidiana e uno dei protagonisti lo vorrebbe utilizzare anche per cercare un passaggio di 600 metri all’isola del Giglio, una di quelle situazioni dove il pollice alto da autostoppista porterebbe di sicuro più risultati. Ma il paradosso è proprio quello: sono, siamo, sempre di più nell’era della condivisione digitale.

Cos’hanno in comune BlaBlaCar, Couchsurfing, Airbnb…?

Sono tutte piattaforme di condivisione.

Sentiamo tanto parlare di “sharing” soprattutto in riferimento ai social networks, ma oggi non si “sharano” solo contenuti, ma anche beni, servizi, esperienze, progetti.

BlaBlaCar è un servizio che permette di condividere la propria macchina con altri viaggiatori ammortizzando così i costi di viaggio e si basa appunto sul passaparola.

Con Couchsurfing chiunque può mettere a disposizione posti letto nella propria casa, senza alcun guadagno se non quello di condividere del tempo col proprio ospite.

AirBnb invece prevede un costo per l’alloggio: il trattamento è quello di un hotel ma si può scegliere o meno di passare del tempo con i proprietari di casa.

E poi ci sono quelli meno famosi, gli AirBnb di domani che si concentrano su nicchie, come EatWith, la piattaforma di social meal che ti permette di condividere la propria cucina e le proprie abilità culinarie con gli sconosciuti.

Nel caso di BlaBlaCar si parla di “car pooling”: cioè, come recita Wikipedia, “una modalità di trasporto che consiste nella condivisione di automobili private tra un gruppo di persone, con il fine principale di ridurre i costi del trasporto. È uno degli ambiti di intervento della cosiddetta mobilità sostenibile”. Mentre rientrano nel “car sharing” servizi come Enjoy, Twist, Car2go.

Sono gli effetti della cosiddetta “Sharing Economy”: si possiede qualcosa e la si condivide con gli altri in cambio di qualcos’altro, un semplice rimborso o un contributo più sostanzioso. In due parole: è la possibilità di utilizzare un bene senza per forza acquistarlo.

Secondo una ricerca Ipsos, il 75% degli italiani, per lo più tra i 18 e i 34 anni, ha sentito parlare almeno una volta di “Sharing Economy”.

Inoltre, come primo motivo per cui scegliere soluzioni di “sharing” vengono citate la convenienza e la crisi. Ma dal sondaggio emerge anche che non è solo questione di risparmio, bensì anche di scelta di valori: altre motivazioni citate sono infatti il baratto utile, la sostenibilità per l’ambiente, l’innovazione e la possibilità di conoscere nuove persone.

Non mancano però le titubanze: ad esempio, a fronte di un 62% degli italiani incuriosito dal meccanismo di BlaBlaCar, solo il 6% utilizza lo effettivamente; quanto ad AirBnb, solo il 41% valuta l’ipotesi di aprire le porte della propria casa.

Uber, poi, ha determinato una vera e propria rivoluzione, sollevando proteste da parte dei tassisti. Come si sa, Uber fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’app che mette in contatto passeggeri e autisti. Questa modalità è stata recepita dai tassisti come concorrenza sleale e per questo cercano di arginarne l’ingresso sul mercato, senza pensare che per un Uber che fermano ci sarà sempre un Lyft e SideCar a proporre un servizio analogo.

E in tema quattro ruote esiste anche MonkeyParking, che permette di vendere il parcheggio a chi lo sta cercando proprio lì e in quel momento.

L’icona di Bat Sharing

La lista di queste piattaforme diventa sempre più lunga ed è innegabile la diffusione di questi servizi di sharing, anche perché viaggiano tutti inevitabilmente sul mobile grazie alle app dedicate che li rendono servizi sempre più a portata di mano, amplificando così la loro utilità e portata.

Tanto che c’è un’App che li riunisce tutti: si chiama Bat Sharing, è disponibile sia per iOS che Android e mostra in un’unica mappa Car2Go, Enjoy, Twist ma anche i servizi di ATM come GuidaMi e BikeMi.