Digital Insight

di Alessandro Affronto e Mauro Mazzei

Digital Insight è il blog scritto da Alessandro Affronto e Mauro Mazzei, CEO e CTO di Purple Network, che rappresentano le nostre due anime, quella curiosa e innovativa che lavora insieme alla parte più tech, esperienziale, costruendo un ponte tra la creatività e la tecnologia.

Digital & Tech Trends: di cosa parleremo nel 2019? [Parte 1]

Parlare di tech e digital trends in questi anni si è fatto sempre più difficile: il tempo di programmazione di un post è diventato minimo e si rischia di parlare già di qualcosa di obsoleto per i più.

Ma, se il 2018 è partito con slancio, il 2019 per il momento non ci promette grandi rivoluzioni ma sicuramente evoluzioni interessanti e da monitorare, perché l’impatto sui consumatori non sarà cosa da poco.

Allo stesso modo si evolve il know-how di tutti noi che lavoriamo nel fantastico mondo del digital; il nostro titolo professionale non cambierà nei prossimi mesi, ma le nostre competenze continueranno ad evolversi.

Di cosa si parlerà nel 2019? Il main theme saranno sempre i video, Augmented e Virtual Reality, Chatbot, Blockchain, Intelligenza Artificiale e Machine Learning. Ma la vera rivoluzione è nelle mani degli assistenti virtuali: saremo in grado di parlare non più per piacere alle query scritte e trasportare l’ottimizzazione su un piano di conversazione “umana”?

Riconoscimento vocale: voice search e assistenti virtuali

Ne avevamo parlato qualche mese fa (Cosa devono sapere i brand su Google Assistant e Google Home parte 1 e parte 2) ma i progressi compiuti negli ultimi anni nei settori dell’elaborazione del linguaggio naturale, delle interfacce di conversazione, dell’automazione e dell’apprendimento automatico e dei processi di deep learning hanno consentito agli assistenti virtuali di diventare sempre più intelligenti e utili.

Quasi un terzo delle 3,5 miliardi di ricerche eseguite su Google ogni giorno sono ricerche vocali, con personal assistant che stanno capillarmente arrivando in tutto il mondo. Italia compresa. Alcune stime dicono che, entro il 2020, le ricerche vocali degli utenti saranno il 50% del totale, per un giro d’affari che si attesterà sui 40 miliardi di Dollari. Una cifra che fa riflettere.

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Quello che dobbiamo portarci a casa però non sono solo i volumi d’affari ma come dobbiamo cambiare il nostro approccio alla comunicazione, a come diamo le nostre risposte. Cambiano le query e devono cambiare i contenuti, è fondamentale cambiare le strategie SEO dei brand ottimizzandole per la voice search. Un esempio? Pensa anche solo a Siri: quando le fai una domanda, la maggior parte delle volte ti risponde con un solo risultato. E quello deve essere proprio il tuo risultato. Il tono deve essere quindi più colloquiale, è il momento di rivedere le impostazioni e le tue keyword.

Anche la demografica ci chiede di scommetterci: come prevedibile quello della ricerca vocale è un canale dominato da una fascia d’età giovanissima tra i 18 e i 34 anni, seguita a stretto giro dal cluster 34 – 55. Ma questo non significa che anche gli over 55 non si stiano attrezzando.

IFTTT ci ha dato anche qualche informazione in più sulla reale ubicazione degli assistenti vocali, che vediamo posizionati soprattutto nella zona living, mentre seguono cucina e camera da letto condividendo la stessa percentuale di utilizzo.

Non dimenticare anche la velocità di caricamento: Google premia ormai da anni i siti che si preoccupano anche dell’ottimizzazione della velocità, e i siti che si posizionano anche nella voice search mostrano cifre dimezzate nel Time to First Byte.

Intelligenza Artificiale e Machine Learning

L’Intelligenza Artificiale ormai da qualche anno è al centro della scena tech, ma rimane ancora una tendenza da osservare per gli effetti che ha sulla nostra vita, da come lavoriamo a come compriamo. Fuori dai laboratori, l’AI infatti è ancora ad uno stadio iniziale rispetto al potenziale infinito che possiede. Il focus principale effettivamente si sposta ora sul Machine Learning, il cui compito è quello di imitare il comportamento del cervello umano, svolgendo compiti come il riconoscimento di pattern, immagini, parole e processi decisionali. Compiti che naturalmente svolge in maniera più precisa e veloce rispetto agli umani. L’AI è alla base della maggior parte delle azioni che ognuno di noi fa abitualmente, come i servizi di streaming, di navigazione, l’uso di personal assistant o device di smart home.

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Ma per i marketer l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale significano anche un’analisi dei dati sempre più efficiente, facilitando l’offerta di un’iper-personalizzazione ai propri clienti, dalla journey completa ai contenuti proposti. Per il 2019 ci aspettiamo un uso sempre più massivo del predictive lead scoring (che permette un determinato punteggio e un rank alle lead per saper individuare a quali contatti dare priorità in fase di vendita), con campagne anche complesse basate sui trigger, con contenuti dinamici per seguire e ingaggiare i clienti in tutte le fasi della loro journey.

“Personalizzazione” rimarrà quindi un termine in trend topic anche il prossimo anno, che grazie agli algoritmi di apprendimento automatico offriranno un sistema scalabile per creare esperienze uniche. Grazie al Machine Learning non dovremmo più inserire mille regole da seguire negli algoritmi, basterà programmarli per “imparare” tutto quello che è possibile su un utente.

E affinché la personalizzazione dell’apprendimento automatico sia più efficace, i marketer devono costruire le proprie “ricette”, che dicano al computer quali tipi di informazioni considerare determinando l’esperienza digitale del customer. Si inizia con la selezione di uno o più algoritmi di base preprogrammati che possono essere semplici, come visualizzare elementi di tendenza o pubblicati di recente, oppure possono essere più avanzati, come il filtro collaborativo o gli alberi decisionali.

Chatbot

In una classifica immaginaria sulle tecnologie più diffuse negli ultimi due anni, i Chatbot sarebbero sicuramente in testa. Ma, combinati con il deep learning, il discorso diventa sempre più interessante.

Sappiamo bene ormai che i Chatbot sono stati, sono e saranno, di grande aiuto nel customer care dei brand. Sono più veloci, rapidi, flessibili degli esseri umani (sono presenti h24, 7 giorni su 7) nel fornire informazioni ed elaborare le richieste, pian piano hanno sviluppato anche personalità interessanti.

Integrabili in un sito Web, un’app e persino con una piattaforma di social media, raccolgono informazioni sugli utenti che possono essere successivamente utilizzate per personalizzare meglio le strategie di marketing. Secondo Grand View Research, il mercato globale dei chatbot si aggira sui 1,2 miliardi di Dollari, con un tasso di crescita annuale del 24%. Dalla stessa ricerca è emerso un particolare interessante: il 45% degli utenti preferisce utilizzarli come modalità principale di comunicazione nel servizio clienti. Si stima inoltre che nei prossimi 5 anni, circa l’80% delle comunicazioni commerciali con i clienti verrà eseguito tramite bot messenger.

Con un mercato in continuo aumento, è importante per le aziende integrarli nella loro strategia, come semplice servizio di assistenza clienti o anche per promuovere funzionalità e offerte.

E non è ancora finita, nel prossimo post ci concentreremo sui video, Augmented e Virtual Reality e Blockchain e su come i brand le hanno utilizzate e le inseriscono nelle loro strategie di comunicazione.