Marketing Technology

di Pasquale Borriello

Come la tecnologia sta cambiando il marketing e la comunicazione. Pasquale Borriello è amministratore delegato di Arkage (Artattack Group), ha un background in filosofia e matematica e una specializzazione in marketing in Canada.

Dalla California una legge che fa impallidire il GDPR e tutti la dovranno rispettare

Arkage-california-privacy

Se pensate che il GDPR abbia aumentato le sensibilità degli utenti sul tema privacy, allora dovete sapere cosa sta arrivando dalla California.

È stata appena approvata una nuova Legge sulla Privacy che entrerà in vigore nel 2020 e che imporrà quella che probabilmente diventerà una best practice mondiale. Infatti, se pensate che le maggiori aziende tecnologiche mondiali hanno sede nella Silicon Valley e che il grosso dei contenuti di entertainment è prodotto a Hollywood, capirete perché quel singolo stato americano può avere un’influenza così estesa su miliardi di persone.

Cosa richiede la nuova Privacy Law della California?

Apparentemente il requisito della nuova legge è molto semplice: tutte le aziende che fatturano oltre 25 milioni di dollari o che vendono i dati di almeno 50.000 utenti (editori e società tecnologiche, principalmente) devono implementare sul sito una funzione “Do Not Sell My Personal Information”. In pratica un link chiaro e ben visibile che permette ad un qualunque utente di fare opt-out e continuare ad usare il servizio senza che l’azienda possa monetizzare i suoi dati.

Rispetto al GDPR che lavora molto sul principio di difesa dei diritti della persona, la Privacy Law è molto più concreta (in pieno stile americano) sul tema della generazione di ricavi economici.

Tutti i grandi publisher, chi più e chi meno, vendono o affittano (che per la legge è lo stesso) i dati degli utenti ad inserzionisti interessati. E molte startup fondano il proprio modello di business proprio su questa pratica.

La legge della California ha il merito di costringere gli editori e le società tecnologiche a rendere chiara la loro policy sui dati degli utenti e favorirà maggiore trasparenza sul tema della rivendita dei dati.

L’impatto che questa misura potrebbe avere sul pubblico è svegliarlo dal torpore in cui è caduto dopo il GDPR che sembrava aver risolto tutti i problemi. Il GDPR regolamenta le azioni e tutela i cittadini Europei ma non va ad intaccare sensibilmente il modello di business di un’azienda. Questa feature invece potrebbe farlo. Soprattutto perché potenzialmente scatenerà una guerra alla monetizzazione selvaggia dei dati degli utenti.

Pensateci bene: se improvvisamente tutti i siti cominceranno a dirvi che potete limitare la rivendita dei vostri dati, penserete subito che quel sito sta guadagnando sulla vostra pelle. E la pubblicità non c’entra niente, per una volta. Il problema non sarà la quantità di utenti che faranno opt-out (molto pochi probabilmente) ma che entrerà nel dibattito pubblico il tema “fare i soldi con i dati degli utenti”.

Ha forse visto lungo Apple che continua a ribadire che non monetizza i dati dei propri utenti. Dal 2020 molti più utenti capiranno che proteggere i dati è un valore e che chi fa il contrario (magari guadagnando una montagna di soldi) è brutto e cattivo. Più o meno.

Ne vedremo delle belle!

Se volete approfondire il tema, potete contattarmi via email o su Twitter @pazborriello.