Digital Insight

di Alessandro Affronto e Mauro Mazzei

Digital Insight è il blog scritto da Alessandro Affronto e Mauro Mazzei, CEO e CTO di Purple Network, che rappresentano le nostre due anime, quella curiosa e innovativa che lavora insieme alla parte più tech, esperienziale, costruendo un ponte tra la creatività e la tecnologia.

Cosa devono sapere i brand su Google Assistant e Google Home [Parte 2]

Ma come si stanno muovendo attivamente i brand? Come dicevamo (trovi qui la prima parte del post), quello della voice research è ancora un territorio libero, inesplorato ed esente da alcuna legislazione. Questo lascia infinito spazio alla creatività, perché ormai sappiamo bene che non conta più solo esserci ma essere davvero utile all’utente finale.

The Virtual Concierge – Airbnb

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Quello della ricerca vocale è un’occasione troppo ghiotta e i grandi brand non se lo sono fatti ripetere due volte. Uno di loro è Airbnb che con il suo “Virtual Concierge” funge da repository di informazioni per ogni proprietà.

Installato dagli host, con The Virtual Concierge, è possibile stabilire un rapporto più colloquiale e interessante con gli ospiti ma soprattutto rilasciare tantissime informazioni in più sul tuo hotel, appartamento e suggerimenti utili sulla tua zona: con un “Ok Google, parla con il portiere virtuale”, gli avventori possono chiedere dalla password del wi-fi ai migliori ristoranti della zona, senza sentirsi abbandonati a loro stessi.

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Questo è un grande esempio di ascolto e comprensione della tua target audience applicato a quello che di fatto diventa un nuovo media.

È chiaro che trasporre semplicemente un messaggio in modo cross-mediale non sia una strategia di successo. Anche gli assistenti virtuali hanno un loro linguaggio nativo che deve essere sfruttato in quanto tale. Non sono la replica moderna delle radio, il loro potenziale è estremamente diverso.

Gli assistenti virtuali hanno creato una nuova piattaforma, fornendo terreno fertile per i brand: un’occasione da sfruttare prima che il mercato – inevitabilmente – venga saturato dai messaggi.

E Alexa?

Sono passati pochi mesi, era l’inizio del 2018 quando Procter & Gamble – una che di solito sa presidiare bene i media – secondo alcuni rumors ha cercato di aprire una trattativa con Amazon per inserire le prime inserzioni su Echo, passando per Alexa.

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Non è stato confermato nulla da ambo le parti ma un portavoce di Amazon si è comunque sentito in dovere di sottolineare come non ci siano piani per l’inserimento di adv in Alexa.

Ma come accennato prima il passo è breve e la preda ambita: proprio come le inserzioni sono entrate prima sulla stampa, in radio, in tv, nella casella mail, nelle notifiche push dello smartphone, l’Ai e la voice search sono il prossimo, plausibile obiettivo.

Con una differenza sostanziale però: la nostra soglia di attenzione va abbassandosi, così come l’interesse e quando si può, si skippa. Al contrario quello che si alza è una forma di cecità nei confronti del sovraffollamento di informazioni presenti sul web, ma la ricerca vocale è un argomento diverso. Gli e-commerce (sarebbe meglio dire Amazon) è già naturalmente collegato ad Alexa, cosa ci vorrebbe perché alla domanda di acquisto posta dall’utente sia proprio il tuo brand ad apparire prima di un altro? Senza contare il livello di targettizzazione raggiunto da Amazon, lo storico degli acquisti e i suggerimenti, che già fa la piattaforma.

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Un secondo utilizzo da parte dei brand è inerente invece alle Skills di Alexa: se ti suggerisco ad esempio gli orari di apertura di un ristorante perché non la prenotazione, o se cerchi dove e a che ora danno un film perché non prendere direttamente il biglietto? E per questo ancora non c’è né AdBlock né skip.

Nel frattempo Purple Network è stata scelta per collaborare alla definizione dell’esperienza Alexa in Italia. Noi vi faremo sapere se Alexa sarà una brava allieva, Noi vi faremo sapere se Alexa sarà una brava allieva, voi invece scriveteci se volete saperne di più.

(Trovi qui la prima parte dell’articolo)