Digital Insight

di Alessandro Affronto e Mauro Mazzei

Digital Insight è il blog scritto da Alessandro Affronto e Mauro Mazzei, CEO e CTO di Purple Network, che rappresentano le nostre due anime, quella curiosa e innovativa che lavora insieme alla parte più tech, esperienziale, costruendo un ponte tra la creatività e la tecnologia.

Cosa devono sapere i brand su Google Assistant e Google Home [Parte 1]

Alexa ed Echo entro l’anno arriveranno anche in Italia, mentre è già partita la frenesia per Google Home: la ricerca vocale è in continua crescita – così come gli investimenti dei Big Player – ma ci sarà posto anche per l’advertising?
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In principio fu Siri, nel lontanissimo 2010. L’era della voce come interfaccia che governa l’engagement web era cominciata, trasformando in realtà la maggior parte delle nostre fantasie da bambini, come quella di chiamare Kit come il migliore David Hasselhoff.

Dopo qualche anno di assestamento, possiamo finalmente dire che anche il mercato della ricerca vocale è maturo quanto basta per fare gola ai brand. Del resto, se in Italia abbiamo dovuto aspettare fino al marzo scorso, negli U.S.A. quasi un americano su due si affida (o si è già affidato) ad un assistente vocale.

È qui che inizia la battaglia per il controllo del territorio tra Echo e Home, smart vocal assistant che si contrappongono, dove l’hardware più utile ed efficace otterrà il favore del pubblico.

E noi sappiamo che ciò che rende più utile un hardware è il software che lo alimenta, con tutte le funzionalità che fornisce.

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Google Home è supportato da Google Assistant, da tempo implementato su tutti i device Android, che risponde ai comandi vocali e può supportare un numero crescente di azioni.

Alle Action possibili su Google (che al momento superano il centinaio e sono attivabili dall’app di Google Home) Amazon risponde con oltre 10.000 skills già disponibili.

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Ma cosa sono le “Actions” e le “Skills”? Sono programmi paragonabili alle applicazioni dei nostri smartphone: tramite loro è possibile programmare i dispositivi rispettivamente di Google e Amazon facendo ad esempio in modo che rispondano a determinate domande, anche inerenti al nostro business.

Se ad esempio trattassimo ricette potremmo fare in modo che si possa chiedere cosa cucinare con determinati ingredienti o il tempo di cottura di un particolare piatto; se la nostra industry fosse invece quella dei viaggi perché non aggredire la long tail delle query di ricerca presidiando, ad esempio, le offerte low cost?

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Stando alle parole dell’A.d. Sundar Pichai, l’incursione di Google nella ricerca vocale è stata pianificata e calcolata per anni, prima di proporre al mercato una tecnologia a sistema chiuso di cui è rimasta proprietaria.

Ma per rispondere ad Amazon c’era bisogno di qualcosa in più ed è qui che Google ha aperto il suo sistema a terze parti, incentivando gli sviluppatori fornendo loro una guida completa per implementare nuove idee.

L’obiettivo è quello di passare da un’interazione monodimensionale – domanda e risposta – ad una conversazione fluida, dove l’assistente vocale all’aumentare delle conversazioni, aumenta la sua conoscenza.

Entrando più a fondo nella parte funzionale di Google Assistant, la piattaforma IFTTT, If This Than that, si integra con oltre 100 web services, con un ampio spazio per la sperimentazione che apre a una lista potenzialmente illimitata di estensioni.

Ovviamente ci sono già interazioni con prodotti Google come Chromecast e You Tube, oltre a quelle modello tie-in con terze parti come Spotify e Uber.