What People Want

di C.Boldrini e M.Ilari

Un blog curato a quattro mani da Carlo Boldrini e Manuela Ilari, rispettivamente CEO e CCO della agenzia di comunicazione indipendente Pil associati. What people want: individuare le informazioni più rilevanti sulle tendenze attuali che plasmeranno il futuro.

Come coltivare il pensiero creativo

La creatività non è il risultato di un particolare tratto intrinseco della persona, come suggeriscono gli studi si tratta di un’abitudine: un modo di vivere che deve essere costruito nel tempo.

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Pensate alle abitudini più comuni, a quelle che vi vengono in mente e che generalmente fate ogni giorno come mordere le unghie, giocare con i capelli, schiocchiare le dita. Fare qualcosa per tanto tempo diventa un modello comportamentale che avviene quasi involontariamente.

Possiamo dire la stessa cosa per la creatività? Le definizioni del dizionario possono essere fuorvianti a questo proposito e offrono l’impressione che la creatività sia qualcosa che si possiede oppure no. Una prima descrizione è quella che concepisce la creatività come “la capacità di trascendere idee tradizionali, regole, modelli, relazioni o simili e creare nuove idee, forme, metodi, interpretazioni“. La “capacità di trascendere”, sembra interessante e suona quasi mistico.

La creatività come abitudine quotidiana

Secondo la ricerca dello psicologo e psicometrista Robert Sternberg non c’è niente di mistico riguardo al pensiero creativo. Come spazzolare ogni mattina i denti, mordere le unghie o qualsiasi altra azione regolare, il cervello è addestrato a fare cose automaticamente, pensare in modo creativo è un’abitudine.

Le innovazioni, infatti, nascono da un’abitudine. “Se vogliamo valutare la creatività, dobbiamo considerarla come un’abitudine della vita ordinaria, non solo come qualcosa che nasce in tempi straordinari“, scrive Sternberg nel Creativity Research Journal.

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La creatività non è il risultato di un particolare tratto intrinseco, ma è piuttosto un atteggiamento di vita. Le persone creative di solito rispondono ai problemi in modo fresco e nuovo.

In riferimento allo studio di Sternberg, ci sono tre fattori fondamentali che aiutano a trasformare il pensiero creativo in abitudine: opportunità di impegnarsi, incoraggiamento a seguire tali opportunità e premi per farlo. In quest’ottica la creatività non è diversa da qualsiasi altra abitudine, infatti le persone creative abitualmente:

  • cercano modi per vedere problemi che altre persone non vedono
  • si fanno carico di rischi che altre persone hanno paura di assumersi
  • hanno il coraggio di sfidare la folla per le proprie credenze
  • cercano di superare gli ostacoli e le sfide rispetto ai punti di vista degli altri

Il lavoro creativo non è magia. E nella maggior parte dei casi è possibile che quello che hai prodotto alle persone o ai tuoi colleghi non piaccia. Questo non significa che hai creato qualcosa che non ha valore. La creatività non è solo un’abitudine coltivata nel tempo, e anche, in qualche misura, un atto di coraggio. Una persona deve essere disposta a resistere alle convenzioni se vuole pensare e agire in modo creativo.

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L’approccio della Lego Foundation

La cultura si sviluppa quando le persone trovano nuovi modi di giocare, fare e condividere. Quest’approccio descrive come le società umane possano essere caratterizzate dalla loro somiglianza piuttosto che dalle loro differenze e pone l’accento sull’importanza di riconoscere il gioco e la creatività come leve per sviluppare società pronte ad accogliere i rapidi cambiamenti associati alla tecnologia e alla globalizzazione.

Secondo uno studio del Copenhagen Institute of NeuroCreativity, approfondito dalla Lego Foundation, dai 3 ai 5 anni abbiamo una creatività piena che si aggira intorno al 98%, dai 13 ai 15 anni passa al 10% per poi diminuire ulteriormente dai 25 anni in poi attestandosi al 2%.

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Attività come leggere, scrivere e fare calcoli sono ancora molto importanti per i bambini, ma è altresì fondamentale applicare un approccio olistico all’apprendimento e allo sviluppo dei giovanissimi, riconoscendo una serie più ampia di competenze che supportano l’apprendimento.

Se ti stai chiedendo com’è possibile rendere migliore il futuro del tuo bambino, è sulla creatività che devi concentrarti. Purtroppo non è possibile programmare quando e in che modo un bambino possa diventare creativo.

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La crescita e lo sviluppo dei bambini sono processi bellissimi e molto complessi e non possono essere facilmente divisi in fasi ordinate. A questo proposito la Lego Foundation ha cercato di evidenziare le competenze fondamentali che consentono ai bambini di diventare creativi a lungo termine.

Queste abilità si basano sull’affinità naturale dei piccoli di esplorare i dintorni, creare ed esprimere idee:

  1. Le competenze emotive: capire, gestire ed esprimere le emozioni costruendo la consapevolezza di sé e gestendo gli impulsi, oltre a restare motivati e sicuri di fronte alle difficoltà;
  2. Le capacità cognitive: concentrazione, problem solving e pensiero flessibile imparando ad affrontare compiti complessi e costruendo strategie efficaci per identificare soluzioni;
  3. Le competenze fisiche: essere fisicamente attivi, comprendere il movimento e lo spazio praticando le capacità sensoriali, sviluppando una comprensione spaziale e nutrendo un corpo attivo e sano.
  4. Le abilità sociali: collaborare, comunicare e comprendere le prospettive di altre persone attraverso la condivisione di idee, la negoziazione delle regole e la costruzione dell’empatia;
  5. Le competenze creative: portare idee, esprimerle e trasformarle in realtà creando associazioni, simboli e rappresentando idee e fornendo esperienze significative per gli altri;

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Se la creatività fosse stata premiata a scuola, il mondo sarebbe stato sicuramente un posto migliore. Quello della mancanza o carenza di creatività non è solo un problema delle agenzie di comunicazione o pubblicitarie, è un problema in generale della società. Tra i consigli per allenare le funzioni cerebrali della creatività ci sono la pratica quotidiana e il continuo confronto con i bambini.

Di Manuela Ilari