DigitalChina

di Riccardo Porta

Con una sua identità in rete dal 1994, è Digital Marketing strategist per MyBank. Per anni nel consiglio di amministrazione di Netcomm se non lo trovi connesso starà facendo certamente qualche sport estremo. Per noi parlerà di Cina e digitale

Cina: e se l’opportunità arrivasse dall’immobiliare?

Lo so, qui su Engage parliamo di digitale e non so quanti di voi siano nel settore del mattone.
Però può essere che un’idea tiri l’altra, quindi… io la butto lì senza avere la pretesa di scendere troppo nel dettaglio. Facciamo finta di essere al bar.

La parola che sicuramente riassume meglio i cambiamenti sociali degli ultimi tre anni in Cina è una sola: urbanizzazione.

Per dare un’idea del fenomeno, basti pensare che in un solo anno (2010-2011) la popolazione urbana di Pechino è cresciuta di 570.000 abitanti, un numero paragonabile ai residenti di Genova, raggiungendo una popolazione registrata di oltre 20,69 milioni di abitanti.

Questa enorme crescita delle città sta influenzando profondamente la situazione economica e sociale cinese e ha profondi effetti sulle dinamiche di produzione e mercato.
La leadership cinese vede la crescita della popolazione urbana come il suo miglior alleato nel processo di modifica del sistema economico. La crescita però non può avvenire solo dall’interno e il governo ne è consapevole: per questo negli ultimi anni vi sono molte più facilitazioni di tempo nell’importazione dei prodotti, nell’apertura di nuove aziende provenienti dall’estero e al commercio elettronico.

Tornando al mercato immobiliare purtroppo è anche una grossa bolla: ogni due settimane nel Paese viene edificata un’area urbana pari all’estensione di Roma senza però essere effettivamente popolata.

Ovviamente molti sono i problemi legati a questo fenomeno: si va dall’inquinamento idrico (le grandi città cinesi hanno ancora arretrati o inesistenti sistemi di depurazione delle acque) a quello energetico (le città consumano il 75% della produzione totale di energia, un dato che si prevede in crescita entro il 2015 (79%), un terzo del quale solo per i bisogni degli edifici residenziali: considerando che il 70% dell’energia prodotta in Cina deriva dalla combustione di carbone, i riflessi per l’inquinamento atmosferico sono quanto mai allarmanti).

Vabbè, ma il digitale?

Non ho la sfera di cristallo in mano nè sono un business angel o un guru ma, va da sè, che tutti i prodotti per la casa (dall’arredamento, alla decorazione) stanno diventando uno status symbol e che l’Italia può ancora dire la sua.

In un mio viaggio ho conosciuto degli imprenditori cinesi che stanno edificando, in un’area verde vicino alla Free Trade Zone, una vasta zona per, in soldoni, cinesi ricchi. Davanti a un plastico e in una situazione surreale (è stata un giornata davvero speciale che ricorderò sempre) mi hanno fatto intendere la qualità del progetto e…indovina un po’ quali sono gli oggetti di design più richiesti? Quelli che vogliono mettere dentro le case per attirare i clienti? I nostri.

Forza e coraggio quindi. Moda, alimentare e design.
Sono tre categorie merceologiche di cui abbiamo parlato e continueremo a parlare.

Se puoi nella tua azienda propone non solo prodotti ma anche servizi, il know-how tecnico straniero è apprezzato e ricercato.

Chi ci racconta una sua esperienza positiva?