Mondo Native

di Alberto Mari

I "tips&tricks" di Alberto Mari, country manager di Outbrain Italia, per creare engagement e raggiungere nuovi utenti con il content marketing

Branded content: i 3 errori più comuni e come porvi rimedio

Attenzione ai tre errori più comuni quando si attiva una strategia di native advertising! Ecco gli errori più diffusi ed i suggerimenti di Outbrain su come evitarli.

  1. Contenuti non in target

I contenuti sono uno strumento di eccellenza per fare targeting. Il tuo target sono mamme con bambini 0-3 anni? Produci contenuti con suggerimenti pratici ed informativi su allattamento e svezzamento. Il tuo target sono le donne in carriera 35-55 con poco tempo per la famiglia e la cucina? Scrivi ricette sulle cene veloci e soprendenti, trucchi e suggerimenti per ottimizzare i tempi a casa.

Il contenuto chiama la sua audience.

Mettiti quindi nei panni del tuo target e chiediti cosa potrebbe essere utile sapere o approfondire, oppure anche cosa potrebbe essere semplicemente divertente per loro.

Evita anche contenuti troppo allargati, come suggerimenti di musica e lifestyle per un brand finance: a meno che non sia una specifica strategia di marca volta ad aumentare l’awareness, probabilmente potresti disperdere audience. Meglio concentrare gli effort sull’audience giusta.

E ricorda: produci contenuti per loro, non per te.

  1. Un po’ troppo advertising?

Un progetto di branded content è un progetto di branded content: non è advertising. I contenuti branded devono essere prodotti per la tua audience. Devi scrivere per loro, non per te.

Non è facile cambiare il mindset e passare dall’advertising al content marketing.

Alcuni, forse restii a lasciare la strada vecchia per la strada nuova, tentano una via di mezzo.

Sul web appaiono landing page pubblicitarie travestite da articolo. In realtà si tratta di pure e semplici landing page, solo con molto testo discorsivo. Ruotano per un po’ di tempo: qualche mese, forse un anno, poi spariscono.

Ogni volta che sei tentato di ricadere nel mindset dell’advertising, fermati e poniti queste domande:

* come si sentirà l’utente che leggerà questo articolo?

* che valore sto offrendo all’utente?

Queste due domande sono semplici ed efficaci. Per cambiare mindset, prova a sederti dall’altro lato dello schermo, mettiti nei panni dell’utente e cerca sempre di dare valore.

Gli utenti riconosceranno il valore e sapranno mostrarti riconoscenza con un aumento del livello di fiducia nella marca, ed un miglioramento medio complessivo del funnel di conversione.

  1. Mancanza di distribuzione

Alcuni progetti di branded content davvero ben fatti hanno avuto poca fortuna, e dopo un anno sono stati fermati, pur avendo contenuti freschi, rilevanti e di alta qualità. Questo perchè il sito non riusciva ad attirare audience.

Costruire un’audience fedele richiede un commitment di lungo periodo perfino per un editore puro; per un brand che decide di diventare editore, il passo è ancora più lungo e lo sforzo potrebbe essere ancora più importante.

Sono davvero pochi i progetti editoriali che hanno avuto successo senza la distribuzione dei contenuti, affidandosi semplicemente al SEO ed al Social. Non perchè manchi la qualità o la rilevanza del contenuto, ma perchè la competizione è con editori a tutti gli effetti, che possono concentrare tutta la loro energia esclusivamente sul contenuto.

La realtà è che l’attività di distribuzione di contenuti è importante quanto l’attività di creazione dei contenuti. Content is king, distribution is queen. Per questa ragione dovresti sempre dedicare una fetta importante del budget alla distribuzione dei tuoi contenuti branded. Il 50% del budget complessivo dedicato alla distribuzione è generalmente un buon dato, con picchi dell’80%.

La modalità più adatta alla distribuzione di contenuti è senza dubbio il native advertising. Una piattaforma come Outbrain, dedicata esclusivamente alla distribuzione nativa di soli contenuti, può metterti in contatto con l’audience giusta e dare ai tuoi contenuti la visibilità che meritano.