Upa, pubblicità a +0,5% nel 2019. Sassoli: «Preoccupazione per il 2020»

L’associazione delle imprese inserzioniste conferma la stima positiva annunciata a luglio ma esprime apprensione per il prossimo futuro alla luce dell’attuale situazione economica e politica del paese. Il digitale continua la sua corsa

di Andrea Salvadori
03 settembre 2019
Lorenzo Sassoli de Bianchi e Vittorio Meloni, direttore generale di Upa
Lorenzo Sassoli de Bianchi e Vittorio Meloni, direttore generale di Upa

Upa conferma una chiusura d’anno con il segno più per gli investimenti pubblicitari in Italia ma, alla luce dell’attuale situazione economica e politica, esprime una forte preoccupazione per l’andamento del mercato nel 2020.

«Siamo convinti», ha spiegato Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell’associazione di categoria delle imprese inserzioniste a margine della presentazione dell’edizione 2019 di Best Brands, «che il saldo sarà positivo per il mercato della pubblicità anche nel 2019, grazie ad una seconda parte dell’anno che sarà in grado di compensare il calo registrato nel primo semestre».

Si accentua inoltre, ha aggiunto Sassoli, «lo spostamento degli investimenti pubblicitari dal mondo offline a quello online. Il digital avanza così anche in Italia e, grazie soprattutto alla rivoluzione del 5G, sarà in grado nel giro di pochi anni di raggiungere livelli di penetrazione analoghi a quelli dei mercati più sviluppati colmando così quel gap che da sempre penalizza il nostro paese».

Upa conferma dunque l’incremento dello 0,5% annunciato a luglio in occasione dell’assemblea dell’organismo, una stima positiva in un quadro però, ha detto ancora Sassoli, «caratterizzato da un’economia stagnante, dal Pil vicino allo 0 e da consumi in frenata. Tutto questo ci fa guardare con preoccupazione al 2020, anche considerando l’incertezza del quadro politico. E soprattutto tenendo conto che chi andrà al governo dovrà trovare le risorse necessarie per scongiurare l’attivazione delle clausole di salvaguardia e il conseguente incremento dell’Iva». Un evento quest’ultimo che avrebbe «ripercussioni molto negative sui consumi e dunque sugli investimenti dell’aziende, a meno che l’economia non riprenda a correre».

Dalle istituzioni Upa si aspetta dunque «un colpo di reni onde evitare che il 2020 sia un anno di difficoltà, perché il mercato ha bisogno di stimoli per ripartire. La Legge di Bilancio sarà dunque il vero banco di prova per capire cosa succederà il prossimo anno».

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