Upa scende in campo contro Facebook: “Fondamentale la certificazione dei dati da parte di enti terzi”

Per l’associazione presieduta da Lorenzo Sassoli de Bianchi “non può essere il mezzo che, pur grande e potente, fornisce da solo i propri risultati”

di Lorenzo Mosciatti
18 novembre 2016
Upa-2016-Lorenzo-Sassoli-de-Bianchi
Lorenzo Sassoli de Bianchi

Anche Upa, l’associazione degli utenti pubblicitari, le aziende che pianificano la pubblicità, ha deciso di scendere in campo per chiedere a Facebook di farsi supportare da un ente terzo per la certificazione dei suoi dati di traffico e visualizzazione. “Per la seconda volta nel giro di un mese Facebook ha dichiarato di aver trovato errori di applicazione nelle metriche di misurazione dei propri risultati”, si legge in una nota emessa dall’associazione presieduta da Lorenzo Sassoli de Bianchi. “Si tratta di dati fondamentali che impattano sulle scelte di pianificazione pubblicitaria delle aziende sia dal punto di vista strategico che operativo”.

“Al di là dei giudizi di merito su come si possa commettere questo tipo di errore, sentiamo sempre più la necessità, nell’articolato e complicato panorama dei media, di un approccio di metodo per ridurre le opacità, minimizzare gli errori e investire al meglio, comunicare senza dispersione e misurare i ritorni. Per questo Upa – prosegue la nota – ha lanciato la proposta di realizzare un libro bianco sul digitale con la partecipazione dell’intero sistema della comunicazione. L’obiettivo è quello di individuare linee guida comuni a tutti per una trasparenza condivisa. Al primo posto del progetto si situa la necessità di utilizzare metriche di misurazione condivise e certificate da istituti terzi: non può essere il mezzo che, pur grande e potente, fornisce da solo i propri risultati”.

Il libro bianco raggruppa oggi intorno al tavolo oltre ad Upa anche Assocom, FCP Assointernet, Fedoweb, Fieg, Iab, Netcomm e Unicom. Al termine del lavoro comune su misurazioni (viewability), gestione dei dati e loro proprietà, valori di investimenti pubblicitario, filiera del programmatic e adblocking, conclude il comunicato, “siamo certi che il mercato sarà più sicuro, i parametri di riferimento condivisi e si eviteranno errori dannosi per tutto il sistema”.

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