Spotify, i ricavi pubblicitari crescono del 34% nel Q2

La piattaforma di streaming musicale registra inoltre un aumento degli utenti della versione gratuita: +27%, a quota 129 milioni. In espansione il business del programmatic

di Cosimo Vestito
31 luglio 2019
Spotify

Sono positivi i numeri riportati da Spotify nella seconda trimestrale del 2019. Ma non abbastanza per accontentare gli investitori, che prevedevano un numero maggiore di abbonati al servizio a pagamento.

Tra aprile e giugno, gli utenti attivi mensili totali sono aumentati del 29% anno su anno, a quota 232 milioni, superando le stesse aspettative della piattaforma di streaming musicale.

Gli iscritti alla versione Premium sono stati 108 milioni, un incremento del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso ma al di sotto sia delle stime degli analisti (108,5 milioni), sia delle indicazioni della stessa società (107-110 milioni). Lievitano anche gli utenti della versione gratuita di Spotify, quella supportata dalla pubblicità, che ora sono 129 milioni e registrano un +27% anno su anno.

I ricavi complessivi sono stati di 1,67 miliardi di euro nel secondo trimestre, in crescita del 31% in confronto all’anno scorso. Le entrate provenienti dall’offerta Premium sono state di 1,5 miliardi, +31% anno su anno e oltre le aspettative della stessa Spotify. Le entrate dall’offerta supportata da pubblicità, invece, sono state di 165 milioni e in aumento del 34%. Il margine operativo lordo è stato del 26%, per un valore di 434 milioni.

Il business pubblicitario di Spotify

Per quanto riguarda gli introiti pubblicitari, in particolare, quelli generati dalla vendita diretta di spazi hanno superato le previsioni, principalmente, ha fatto sapere la società, grazie al contributo degli Stati Uniti. Il formato audio è stato il prodotto con la crescita più rapida per il terzo trimestre consecutivo: +38% rispetto al 2018.

I ricavi pubblicitari provenienti dal programmatic e da Ad Studio sono stati contrassegnati da una forte accelerazione nella crescita (+71%), e ora costituiscono approssimativamente il 30% dei ricavi pubblicitari complessivi. L’espansione della vendita automatizzata è stata registrata soprattutto negli Stati Uniti, con tassi superiori al 50%.

“Stiamo osservando una crescente domanda di pubblicità nei podcast in seguito alle recenti acquisizioni (quelle di Gimlet Media e Anchor, ndr) e al continuo sviluppo dei contenuti audio non musicali. Benché relativamente ridotta, continuiamo ad aspettarci una rapida crescita dei ricavi da podcast nel resto dell’anno e nel 2020. Sul lungo termine, la nostra ambizione è reinventare l’esperienza pubblicitaria del podcast assemblando una nuova offerta tecnologica che metta a disposizione strumenti di targeting, misurazione e reportistica, così come sono già a disposizione all’interno della nostra principale offerta sostenuta dagli annunci”, si legge nella nota di Spotify.

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