Normative: il Governo Renzi elimina la “Web Tax”

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che cancella dalla legge di Stabilità la misura che imponeva la Partita Iva italiana a chi vende pubblicità online

di Simone Freddi
28 febbraio 2014
Matteo Renzi
Matteo Renzi

Dopo le polemiche in Italia e le riserve manifestate dalla Commissione europea, il governo ha deciso Oggi di eliminare la Web tax, la norma finalizzata a imporre a chi vende servizi di pubblicità e link sponsorizzati online di essere titolare di Partita Iva italiana.

Il Consiglio dei Ministri ha infatti approvato oggi un decreto che cancella la misura dalla legge di Stabilità. Originariamente prevista per il primo gennaio, l’entrata in vigore del dispositivo era stata rimandata al primo luglio. Ma la mancata conversione del decreto legge (Salva-Roma) che conteneva la proroga negli scorsi giorni aveva fatto saltare tutto. Il rischio era che da domani, 1 marzo, tutti gli acquirenti di inserzioni online avrebbero dovuto disporre di una Partita IVA italiana.

L’affossamento del “Salva Roma” ha costretto il Governo a correre ai ripari con una serie di provvedimenti appositi per dirimere le questioni più urgenti, come era stato in precedenza ipotizzato dal ministro Maria Elena Boschi. Oggi, oltre a essere stati nominati viceministri e sottosegretari, è stato messo in sicurezza il bilancio della Capitale, stabilita un’addizionale per la Tasi, prorogata la rottamazione delle cartelle esattoriali in scadenza e, appunto, cancellata la Web Tax.

Da rilevare poi, come segnalato da Tom’s Hardware, la designazione di Antonello Giacomelli, al posto di Antonio Catricalà, come Sottosegretario con delega sulle Telecomunicazioni e frequenze. E infine un’indiscrezione che vorrebbe lo stesso Renzi come responsabile dell’Agendia Digitale.

Negli scorsi giorni in relazione alla “Web Tax” si era mossa anche Iab Italia, con un comunicato in cui era stato chiesto al nuovo premier di abolire la norma.

 

 

La Web Tax, attraverso l’imposizione dell’obbligo dell’acquisto di advertising online da soggetti dotati di partita Iva italiana, era finalizzata ad affrontare il problema della corretta tassazione degli incassi effettuati da parte di quelle aziende con sedi dislocate in diversi Paesi (europei e non), in grado di scaricare su affiliate e controllate estere i guadagni con misure fiscali nella zona grigia della legalità.

La decisione di abolire la norma ha ovviamente suscitato forti critiche da parte dei suoi sostenitori, a partire dal promotore Francesco Boccia (PD), presidente della Commissione Bilancio alla Camera, che ha scelto di ricorrere a Twitter per replicare al premier. Per Boccia, Renzi ha sì mantenuto la parola, ma con gli “Over the Top”, ricordando i soli 6 milioni di euro di tasse pagati dalle multinazionali nel 2013.

 

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