Upa e la crisi di governo, Sassoli: «L’incertezza va contro la crescita»

Dopo la vittoria del No al Referendum, il presidente dell’associazione degli investitori pubblicitari auspica un quadro politico stabile. Settimana prossima i nuovi forecast

di Simone Freddi
05 dicembre 2016
Upa-2016-Lorenzo-Sassoli-de-Bianchi
Lorenzo Sassoli de Bianchi

La vittoria del No al referendum sulla riforma costituzionale, e le conseguenti dimissioni di Matteo Renzi dalla guida del Governo, incideranno sulla propensione delle aziende italiane a spendere in pubblicità? A sentire Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente dell’Upa, l’associazione degli utenti pubblicitari, ovvero delle imprese industriali, commerciali e di servizi che investono in advertising, «è ancora presto per dirlo – ha dichiarato Sassoli a Engage -. Di certo, se il quadro politico dovesse rimanere incerto per lunghi mesi, sia nel caso di nuove elezioni, sia a causa della costituzione di governi deboli, le aziende italiane potrebbero apportare degli aggiustamenti ai budget marketing 2017 che stanno definendo proprio in queste settimane».

Confermata la stima di chiusura d’anno con una spesa pubblicitaria in aumento del 3% sul 2015, Upa sta raccogliendo proprio in questi giorni tra i suoi associati le indicazioni sui budget del prossimo anno. «Settimana prossima le renderemo pubbliche, fornendo così i nostri forecast sul nuovo anno», aggiunge Lorenzo Sassoli de Bianchi.

Le stime dell’Upa non dovrebbero dunque al momento risentire molto dell’esito del referendum. «Da oggi conterà semmai soprattuto l’evoluzione del quadro politico, tenendo conto che l’incertezza è quello di cui il paese non ha al momento proprio bisogno. Finché la nebbia non si dirada è infatti difficile formulare previsioni», dice Sassoli de Bianchi, che oltre ad essere presidente dell’Upa è il proprietario della Valsoia.

«In questo senso, penso che il premier uscente dovrebbe tener conto degli oltre 13 milioni di italiani che sono andati a votare a favore della riforma», conclude Sassoli de Bianchi. «Renzi ha sbagliato a personalizzare il referendum, ha peccato di tracotanza. A questo punto, però, dovrebbe cercare di capitalizzare un consenso così grande attorno alla sua persona per dare vita ad un nuovo movimento politico dell’area centrista e moderata, che rappresenti la pancia del paese».

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