Google perde contro Vringo, dovrà versare l’1,36% degli introiti AdWords

Il programma pubblicitario sarebbe parzialmente in violazione di alcuni brevetti detenuti dal piccolo gruppo attivo nel mondo delle suonerie per telefonini

di Alessandra La Rosa
29 gennaio 2014
google-Ue-ParlamentoEuropeo

Guerra di brevetti tra Davide e Golia. Al centro della contesa c’è nientemeno che il sistema AdWords, e sul ring ci sono Google e Vringo, una società che fino a ieri era solo un piccolo gruppo attivo nel mondo delle suonerie per telefonini, e che invece oggi si trova a sfidare (vincendo) un colosso di internet come Big G.

Il sistema AdWords, infatti, sarebbe parzialmente in violazione di alcuni brevetti che Vringo ha acquisito tempo fa da quello che era il motore di ricerca Lycos. A questa conclusione è arrivato il giudice Raymond Jackson dopo una lunga disputa legale, e ora Google si troverà a dover versare a Vringo l’1,36% degli introiti AdWords registrati tra il 2012 e il 2016. Una cifra sicuramente decisamente non da poco per una società che conta appena 28 dipendenti, e che nel 2012 ha totalizzato 10 milioni di dollari in spese legali.

Tutto è partito nel dicembre 2012, quando una prima decisione del tribunale aveva riconosciuto la denuncia di Vringo, stabilendo che al gruppo fossero riconosciuti 30 milioni di dollari, una cifra irrisoria contro la richiesta della società di svariate centinaia. Nell’occasione, era peraltro stato lasciato tempo alle parti di trovare un accordo tra le parti, accordo a cui però di fatto le due aziende non sono giunte. La decisione sulla somma definiva è quindi spettata al tribunale. E il giudice Raymond Jackson ha sposato appieno le ambizioni di Vringo: la sanzione infatti è pari all’1,36% degli introiti AdWords, una cifra nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari. ArsTechnica stima che il caso porterà nelle casse di Vringo qualcosa come 200-250 milioni di dollari annui fino al 2016, anno in cui il brevetto andrà a scadenza. A tutto questo, resta da risarcire però anche il dovuto per gli anni passati dal 2012 ad oggi, comprensivo di interessi.

Insomma, una sentenza da oltre un miliardo di dollari.

 

 

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