Confesercenti, oltre 20mila imprese in Google My Business

Annunciata la partnership con Google Italia per il progetto “La bottega nel futuro”

di Caterina Varpi
12 dicembre 2018
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Confesercenti ha siglato una partnership con Google Italia per il progetto “La bottega nel futuro”.

Da domani, 13 dicembre, oltre 20mila imprenditori iscriveranno la propria impresa al servizio Google My Business, il servizio di BigG che aiuta le imprese a creare gratuitamente la scheda della propria attività per aiutare gli utenti a trovarle sul motore di ricerca e su Google Maps: secondo quanto riporta il comunicato stampa, si tratterebbe del più grande progetto di digitalizzazione del commercio mai avviato in Italia. L’obiettivo è far dialogare meglio le due reti, il web e la rete dei negozi: l’iscrizione a Google My Business, infatti, contribuirà alla visibilità online dei negozi tradizionali, segnalandone la posizione sulle mappe digitali come Google Maps e facendoli interfacciare anche con gli assistenti intelligenti come il Google Assistant.

Con la corretta formazione e utilizzando efficacemente gli strumenti digitali, la rete retail fisica dei piccoli negozi può recuperare grazie ad internet 1,5 miliardi di euro di vendite in tre anni, secondo le stime dell’Ufficio Economico Confesercenti.

Sul fronte della digitalizzazione, le Pmi italiane sono ancora indietro. Molti sono i margini di miglioramento, soprattutto con riferimento all’e-commerce ed alle attività di digital marketing, fondamentali per accrescere la “notorietà” delle piccole realtà produttive e quindi le vendite realizzate sia online che offline. La digitalizzazione per le Pmi resta un processo complesso che richiede, da un lato, competenze specifiche da parte degli imprenditori e, dall’altro, la creazione di condizioni sistemiche favorevoli a livello Paese. Per questo Confesercenti metterà a disposizione una rete di esperti, diffusa su tutto il territorio, per assistere e formare gli imprenditori all’utilizzo del servizio.

«Per le Pmi la digitalizzazione rappresenta una grossa opportunità anche per allargare il bacino di domanda e cogliere occasioni di sviluppo ulteriore sui diversi mercati – spiega Patrizia De Luise, Presidente di Confesercenti. – Le nuove tecnologie, infatti, hanno il grande pregio di abbattere distanze e barriere commerciali, allargando gli orizzonti anche a mercati altrimenti difficili da raggiungere. E possono permettere al modello delle botteghe di funzionare al meglio. Dopotutto, il modello dell’e-commerce non è troppo lontano da quello dei bottegai anni ’60, quando si faceva la spesa al telefono: il bottegaio riceveva e trascriveva l’ordine e la merce veniva consegnata a domicilio secondo l’ora indicata dal cliente».

Il progetto “La bottega nel futuro” si rivolge ai negozi di vicinato, che in questo 2018 sono tornati a registrare un rallentamento: a meno di un Natale particolarmente dinamico, per le piccole superfici l’anno si avvia a chiudersi con una flessione del 2% delle vendite.

La frenata del 2018 arriva dopo periodo non brillante. Negli ultimi quattro anni, infatti, i piccoli esercizi hanno perso 1,6 miliardi di euro di vendite. La quota di mercato dei piccoli esercizi è diminuita di 1,5 punti percentuali, passando dal 27,8 al 26,3%. Ed il settore ha perso circa 65mila posti di lavoro, occupati da piccoli imprenditori.

Le prospettive per il futuro non sono rosee. I consumi rallentano, e tra il 2019 ed il 2021, senza inversioni di tendenza, i piccoli esercizi avrebbero un’ulteriore diminuzione di fatturato di circa 1,2 miliardi. Con l’innovazione digitale, invece, i piccoli esercizi potrebbero meglio difendere la loro quota ed aumentare le vendite di almeno 1,5 miliardi di euro, spiega il comunicato stampa.

Le chiusure di attività commerciali ha portato il numero di esercizi per abitante a scendere a 12,2, un calo dell’1,6% in quattro anni. Il numero di negozi sfitti è aumentato di 50mila unità, arrivando alla soglia dei 650mila esercizi. Una riduzione della rete che ha avuto un impatto anche sulla dimensione socioeconomica dei centri urbani: con la chiusura dei negozi si sono perdute occasioni di socializzazione e posti di lavoro, e le luci spente e le saracinesche abbassate hanno contribuito al clima di insicurezza. Secondo i dati Censis, nonostante il rallentamento delle denunce, il 51% degli abitanti delle aree metropolitane percepisce il rischio di subire un reato.

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