Eni vs Report, reputation management ai tempi del second screen

Al centro dell’inchiesta della trasmissione di Rai 3 condotta da Milena Gabanelli, La multinazionale si è “difesa” in tempo reale usando i social con grande efficacia

di Simone Freddi
14 dicembre 2015
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E’ un uso inedito del second screen quello proposto domenica da Eni in occasione della puntata di Report.

La multinazionale italiana dell’energia era infatti al centro dell’inchiesta della trasmissione di Rai 3 condotta da Milena Gabanelli, cui ha risposto con un puntuale fact checking per precisare, smentire o correggere le deduzioni di Report in tempo reale usando i social, Twitter in particolare dove è stato facile inserirsi nel flusso dei cinguettii sfruttando l’hashtag #Report.

E così, mentre il programma portava avanti la sua narrazione efficace ma unidirezionale, dando forma all’ipotesi di una maxi-tangente da un miliardo di dollari pagata dall’Eni per ottenere la licenza a esplorare i fondali marini nigeriani, il gigante italiano dell’Energia rispondeva punto su punto su Twitter, tra infografiche con i colori del cane a sei zampe, Tweet puntuali e circostanziati e addirittura un intero dossier online con la versione dell’azienda su tutte le questione sollevate da Report.

Trasformando, di fatto, una trasmissione di approfondimento in una sorta di talk show multimediale, in cui non è mancato un botta e risposta in diretta tra Andrea Vianello, direttore di Rai Tre, e la mente dell’operazione: Marco Bardazzi responsabile della comunicazione Eni dallo scorso febbraio, già caporedattore centrale e digital editor della Stampa e corrispondente dagli Stati Uniti per l’Ansa.

L’iniziativa di Eni sta emergendo in queste ore come case history aziendale nell’uso dei social network, soprattutto in chiave di social reputation e crisis management ai tempi del second screen: il tutto è stato gestito da una task force preparata, competente e secondo una strategia attentamente pianificata.

Si può obiettare che, nonostante il second screen sia fenomeno in crescita, la visione simultanea di tv e twitter riguardi poche migliaia di utenti, contro milioni di telespettatori ignari di tali scaramucce a suon di hashtag. Si commetterebbe però l’errore di trascurare la risonanza che ciò che succede nella sfera social, e su Twitter in particolare, ha poi sui grandi editori.

Della “battaglia social” tra Eni e Report oggi parlano non solo Engage, ma anche La Stampa, la Repubblica e Il Fatto Quotidiano, tra i tanti. Noi stessi, siamo venuti a conoscenza della querelle non perché stavamo guardavamo Report con lo smartphone in mano, ma perché l’abbiamo letta online su una testata di news. Se i social “parlano” della tv, i quotidiani a loro parlano dei social, e il tutto poi finisce di nuovo in tv.

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