e-commerce: opportunità di crescita per il made in Italy. I vincoli da eliminare nella proposta di Netcomm alla Camera dei Deputati

Il Consorzio attiva il dialogo con le istituzioni, perché aiutino le imprese a utilizzare il canale online per competere in Italia e nel mondo, semplificando le norme fiscali, legislative e in tema di pagamenti elettronici

di Caterina Varpi
20 febbraio 2015
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Roberto Liscia

Come vi abbiamo raccontato più volte, gli acquisti online crescono in Italia a doppia cifra dal 2009, superando quota 13 miliardi a fine 2014 (Fonte: Osservatorio B2c Netcomm-Politecnico di Milano, ottobre 2014) . In tre anni il numero di acquirenti è passato da 9 a oltre 16 milioni, ma solo il 4% delle imprese italiane vende online. Il potenziale del Made in Italy, quindi, rimane inespresso a livello internazionale, considerando che nel mondo la popolazione che compra sulla rete è costituita da 1,2 miliardi di persone.

Inoltre, questa opportunità di sviluppo per l’economia del nostro Paese è frenata da vincoli e leggi.

Per questo, Netcomm attiva il dialogo con le istituzioni, perché aiutino le imprese a utilizzare il canale online per competere in Italia e nel mondo, semplificando le norme fiscali, legislative e in tema di pagamenti elettronici.

«L’e-commerce è sempre più un canale necessario e cruciale per le imprese che vogliano fare business sia nel nostro Paese sia su scala globale – afferma Roberto Liscia presidente di Netcomm – E lo vogliamo testimoniare con grande forza proprio nell’ambito di un appuntamento istituzionale, promosso dal nostro Consorzio presso la Camera dei Deputati. Proprio il mondo della politica, cui ci rivolgiamo presentando oggi il primo documento sull’e-commerce, dal titolo “E-commerce: scenario di riferimento e quadro normativo: proposte, indicazioni e priorità per uno sviluppo sostenibile“, deve cogliere le opportunità che solo la rete è in grado di assicurare al nostro tessuto imprenditoriale, aiutando e sostenendo le aziende, le startup e i player internazionali qui convenuti a competere con norme chiare e trasparenti. Le imprese italiane che vendono online sono oggi solo il 4% del totale, l’accesso alla banda larga rimane carente e la copertura finanziaria per gli investimenti necessari sono ancora un interrogativo non risolto».

«L’Italia – continua Liscia – è conosciuta nel mondo per i suoi prodotti di abbigliamento, calzature, accessori, moda, arredo, design, vino e prodotti alimentari-gastronomici di qualità. Tutte le piccole e medie imprese italiane che producono e/o commercializzano questo tipo di prodotti hanno degli spazi di mercato straordinari, tecnicamente stiamo parlando di una platea di oltre 1 miliardo ci consumatori che abitualmente compra online e di 2,6 miliardi di individui che sono su internet. Ma stiamo perdendo competitività a livello globale e non riusciamo a sfruttare il potenziale del Made in Italy che potrebbe trovare più facilmente sbocchi su questi mercati. Da anni diamo conto col Politecnico di Milano dei numeri che caratterizzano questo settore economico, il cui andamento in termini di fatturato complessivo cresce a doppia cifra (intorno al +20% all’anno negli ultimi 6 anni) ed è stimato oltre i 13 miliardi di euro per il 2014, congiuntamente all’impennata del numero di acquirenti online italiani che sono passati in tre anni da 9 a 16 milioni. Stiamo, finalmente, assistendo a un forte interesse delle imprese, in particolare del Made in Italy e della grande distribuzione, che si sono rese conto delle grandi opportunità che il digitale può offrire in un momento in cui i fattori recessivi stanno mettendo in discussione i modelli di business e di vendita tradizionali.  Il ritardo, malgrado i fattori positivi che stiamo osservando, però, rimane e l’Italia è ultima in quasi tutte le classifiche su tutti i fattori che condizionano lo sviluppo».

Nel corso dell’evento promosso da Netcomm alla Camera dei Deputati sono stati analizzati i maggiori vincoli che, da un punto di vista fiscale, legislativo e sotto il profilo dei pagamenti elettronici, frenano e ostacolano la scelta per le imprese di vendere online sui mercati domestico e globali. Ne è stato tratto un documento dal titolo “E-commerce: scenario di riferimento e quadro normativo: proposte, indicazioni e priorità per uno sviluppo sostenibile”, edito dal Consorzio Netcomm e frutto del tavolo di lavoro composto da player associati, gli studi CBM & Partners Studio Legale, CleverAdvice e Taxmen.eu. Il documento ha cercato di individuare alcuni limiti dell’attuale legislazione europea, elaborando alcune proposte tese a eliminare o, perlomeno, ridurre l’incidenza di tali limiti sulle attività imprenditoriali svolte in rete.

Le proposte, formulate dal Consorzio sono rivolte alle istituzioni italiane ed europee e si pongono l’obiettivo di creare regole fiscali condivise tra gli Stati membri più favorevoli per la crescita e lo sviluppo sostenibile del commercio elettronico.

Partendo dalle normative di natura fiscale a livello europeo, Netcomm chiede di estendere quanto prima la disciplina del “Mini One Stop Shop” (MOSS) anche agli operatori di e-commerce indiretto, in quanto sistema sicuramente più agevole e molto meno dispendioso del sistema attualmente in vigore, implementare le procedure informatiche che permettano ai negozi e-commerce di reimportare i prodotti resi automaticamente in regime d’esenzione dai dazi doganali e dall’IVA, modificare la disciplina di monitoraggio delle accise a livello europeo. Per l’Italia, chiede di allineare le discipline in materia di certificazione fiscale tra operatori economici che vendono prodotti per corrispondenza in rete (commercio elettronico indiretto) e operatori che vendono servizi digitali in rete (commercio elettronico diretto), essendo la normativa per il commercio elettronico indiretto maggiormente in linea con i principi disciplinanti la fatturazione dell’IVA europea e, inoltre, più favorevole per la gestione delle attività di vendita online, uniformare l’obbligo di compilazione Intrastat agli altri Stati dell’Unione Europea in cui è previsto che i negozi online debbano compilare tale documento soltanto quando raggiungono soglie minime di fatturato annuo derivante da vendite verso altri Stati. Inoltre, propone di prevedere l’inserimento automatico di tutte le partite IVA nel VIES, con facoltà del contribuente di domandare, eventualmente, la propria cancellazione per evitare un onere superfluo quale la presentazione dell’istanza per l’inserimento nel registro VIES, di prevedere un maggior adeguamento della prassi dell’Amministrazione finanziaria alle dinamiche del commercio elettronico, nonché una crescente coordinazione tra gli operatori e-commerce e i provider di servizi di spedizione, fornire un’interpretazione meno restrittiva da parte dell’Agenzia delle Dogane o l’emanazione di regolamenti o decreti ministeriali che permettano un’applicazione conforme al diritto europeo di una normativa che già di per sé è sfavorevole per gli operatori enologici e infine di svolgere un ruolo importante nelle negoziazioni con gli altri Stati europei verso l’approvazione di norme condivise in materia di tassazione del digitale.

Per quanto riguarda le proposte di natura legale a livello europeo, chiede di intervenire nella ridefinizione degli emendamenti alla Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio concernente la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali, al fine di migliorare alcuni punti della disciplina in materia e ottenere l’emanazione di Linee Guida, al fine di chiarire le modalità di implementazione della disciplina, intervenire in sede di revisione della NDC per la reintroduzione della previgente disciplina in materia di rimborso in caso di recesso e di sollecitare l’emanazione delle Linee Guida della Commissione in materia di Energy Labeling. In riferimento alla normativa italiana, Netcomm suggerisce di sollecitare una esplicita interpretazione della disciplina in materia di manifestazioni a premio, da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, che escluda la necessità di abbinare un server “mirror” ubicato in Italia nel caso in cui i merchant detengano i dati relativi alle manifestazioni a premio in server localizzati all’estero e di richiedere un intervento chiarificatore da parte del Ministero dello Sviluppo Economico sull’applicazione della disciplina delle vendite di fine stagione alle vendite online.

In riferimento alla direttiva europea sui pagamenti PSD-2, si chiede di limitare l’accesso dei Payment Initiators/TPP ai soli conti bancari accessibili online escludendone l’accesso sia customer repository account (database che contengono le credenziali di pagamento dei singoli clienti) e borsellini elettronici (e-Wallet) in quanto solo i conti bancari necessitano di un TPP per eseguire transazioni online, mentre gli altri due permettono già di effettuare transazioni e-commerce, quindi l’accesso di un TPP non produrrebbe valore per il cliente, rivedere la metodologia per garantire la sicurezza delle transazioni di pagamento online, inclusa nell’ultima proposta della PSD-2 del 1° dicembre 2014, affinché debba non essere limitata all’autenticazione forte (Strong Authentication) ma estesa a metodologie di autenticazione multipla e sollecitare che tutti gli stati membri recepiscano rapidamente le direttive EU e che l’intervento delle autorità nazionali sia limitato a circostanze effettivamente eccezionali e identificate da parametri condivisi a livello comunitario.

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