Amazon non brilla nel secondo trimestre: pesano i costi. La pubblicità a +37%

Il business advertising della società ha raggiunto i 3 miliardi di dollari. Lievitano le spese di marketing per supportare AWS e promuovere prodotti e servizi

di Alessandra La Rosa
26 luglio 2019
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A differenza di Google, Amazon non brilla nel secondo trimestre 2019. Il colosso di Seattle ha visto aumentare l’utile netto solo del 3,6% a 2,63 miliardi di dollari, dopo essere più che raddoppiato nel trimestre precedente.

Gli utili per azione sono stati pari a 5,22 dollari contro i 5,57 attesi. Un rallentamento delle performance che non è piaciuto al mercato: il titolo ha infatti perso il 2,7% a Wall Street nelle contrattazioni after-hours.

Superano le attese, invece, i ricavi, aumentati del 20% a 63,4 miliardi (contro i 62,5 miliardi ipotizzati). Una performance migliore dello scorso trimestre, quando la società aveva totalizzato un +16,8%, il suo peggiore andamento negli ultimi 4 anni.

Bene la pubblicità: la categoria “altri ricavi”, per lo più composta dal business adv della società, ha visto un aumento del 37%, a quota 3 miliardi di dollari.

Frena Amazon Web Services, divisione di servizi cloud su cui Amazon sta fortemente investendo, riportando entrate di 8,38 miliardi, in aumento del 37% contro il +41% atteso. Per Aws si tratta del primo trimestre con una crescita inferiore al 40% in cinque anni.

E Amazon quest’anno ha dovuto far fronte a un aumento delle spese, soprattutto quelle di marketing. I suoi investimenti in marketing nel trimestre sono lievitati, raggiungendo quota 4,3 miliardi di dollari (+48% anno su anno): una buona parte è stata utilizzata per promuovere le soluzioni di Amazon Web Services (il che ha implicato anche un ingrandimento dei team di marketing e commerciali interni alla unit), ma nel conto vanno anche gli investimenti pubblicitari effettuati per il lancio di dispositivi (come gli smart speaker) e per la promozione di contenuti (come quelli dell’offerta Prime Video).

Le entrate nette nel trimestre si sono fermate a quota 2,6 miliardi, la cifra più bassa da un anno a questa parte, mentre le spese operative sono cresciute del 21%: ad esse, avrebbe contribuito molto lo sforzo di rendere la consegna in un giorno lo standard per gli abbonati Prime. In aumento anche le spese su tecnologia e contenuti (inclusi i diritti televisivi per il proprio servizio streaming): +37%, a quota 9,07 miliardi.

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