Google ancora nel mirino dell’Antitrust europeo. In arrivo un’indagine sulla pubblicità

Margrethe Vestager, la commissaria Ue per la Concorrenza, starebbe lavorando per aprire una nuova inchiesta contro il motore di ricerca

di Caterina Varpi
28 giugno 2016
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L’Unione Europea starebbe per aprire un nuovo fronte Antitrust contro Google.

Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, Margrethe Vestager, la commissaria Ue per la Concorrenza, starebbe lavorando per aprire, entro agosto, una nuova inchiesta contro il motore di ricerca per un presunto abuso di mercato per i servizi di pubblicità e di shopping online.

Con questa operazione si cercherebbe di capire se Google impedisca o renda più difficile ai siti web inserire pubblicità fuori dalla sua rete. Ad essere sotto inchiesta, in particolare, AdWords, la piattaforma pubblicitaria di BigG che permette la pubblicazione di annunci testuali, immagini e video sulle pagine dei risultati di ricerca e sui siti della rete di contenuti Google.

Questa indagine sarebbe un passaggio ulteriore rispetto alle accuse verso Mountain View di sfruttare illecitamente la sua posizione con Android, che ha portato all’apertura di un dossier nell’aprile del 2015. Questa iniziativa della Ue si era conclusa con la formalizzazione delle accuse che riguardano le restrizioni imposte ai produttori di smartphone e tablet Android e agli operatori di telefonia mobile, a cui Google impone di pre-installare sue app.

Questa volta, la Ue andrebbe a toccare uno dei settori che per Google risulta più redditizio: l’adv solo nel 2015 ha generato entrate 74,5 miliardi di dollari. Se dovessero prevalere le ragioni dell’accusa, la multa potrebbe arrivare al 10% del fatturato totale della società.

Questa sarebbe la terza inchiesta aperta contro la società. Le altre due riguardano rispettivamente presunte pratiche non rispettose dei principi della concorrenza sulle ricerche web e la gestione dei rapporti con gli Oem che utilizzano Android, come ricordato sopra. La prima è in corso da anni e ricalca precedenti accuse, poi decadute, della Federal Trade Commission statunitense. Si dice che potrebbe portare a una multa altissima, che potrebbe raggiungere i tre miliardi di euro e che potrebbe essere inflitta entro l’estate.

 

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