WPP Italia si avvia ad una chiusura “flat” e lavora a due acquisizioni nel digital

Il Ceo Massimo Costa: «Importante tenere alta la quota di mercato, a maggio via al trasferimento al Campus». Il gruppo conferma per il mercato una chiusura 2019 a segno negativo, mentre nel 2020 dovrebbe tornare il segno più

di Simone Freddi
15 novembre 2019
Massimo-Costa-ufficio
Massimo Costa

In un 2019 complicato per il mercato degli investimenti in comunicazione, Massimo Costa afferma che WPP Italia chiuderà l’anno con un giro d’affari «stabile» rispetto al 2018 e una profittabilità «a due cifre».

«E’ un risultato importante», sottolinea il Ceo della filiale italiana della multinazionale specializzata in servizi di marketing e comunicazione, a Milano a margine del Forum WPP / The European House Ambrosetti (qui l’articolo dedicato all’evento), «che ci permette di mantenere un’alta quota di mercato».

E mentre si guarda al 2020, e a maggio in particolare, come il momento in cui si dovrebbe avviare il trasferimento delle oltre 65 società del gruppo nel nuovo headquarter a Milano, operazione che si sta rivelando più complessa del previsto a causa dei tanti intoppi legati alla riconversione dell’area dell’ex Richard Ginori dove sorge il nuovo WPP Campus, non si fermano le operazioni di scouting di realtà sul mercato che possano portare un valore aggiunto e nuove competenze all’interno della società.

Così, dopo che WPP Italia ha perfezionato e annunciato a luglio l’acquisizione della digital agency AQuest, ai vertici della società sono sul tavolo i dossier legati a «due ulteriori acquisizioni, sempre nell’ambito digitale», ci ha detto Costa.

Un settore in trasformazione

Il tutto si lega al veloce cambiamento dello scenario di riferimento, ossia al tema generale della “trasformazione” messo al centro – nella declinazione della sostenibilità – dall’edizione 2019 del Forum WPP Ambrosetti. Di certo, i diversi mega-trend in atto nella società avranno nei prossimi anni degli evidenti riflessi anche anche sulla struttura del mercato pubblicitario, con il ridimensionamento di settori economici tradizionalmente “big spender” a favore di comparti emergenti.

«Ci aspettiamo un peso minore del tradizionale largo consumo e dell’automotive, per esempio, mentre riteniamo che a sostenere il mercato in futuro saranno, oltre agli OTT digitali che stanno diventando già i nostri più importanti clienti al mondo, settori come ecommerce, il fintech, il wellness, i nuovi protagonisti del media e dell’intrattenimento, la nuova mobilità, le declinazioni “esperienziali” dei brand del lusso». Rispetto a questo mercato che cambia, Costa ha inoltre detto come WPP abbia intenzione di limitare la partecipazione alla gare, privilegiando quelle relative a progetti che possono assicurare una profittabilità.

Le previsioni di WPP per il mercato

Nel frattempo, WPP Italia non crede che in questo ultimo scampolo d’anno il mercato degli investimenti pubblicitari in Italia possa recuperare totalmente il gap accumulato nella prima parte dell’anno, e prevede quindi, ci ha detto Massimo Buduschi, Ceo di GroupM Italy, «una chiusura tra -1% e -2%» per la spesa in comunicazione, che scorporando la raccolta dei grandi OTT Google, Facebook e Amazon si traduce in un calo ben più severo, «tra il -5% e il -7%».

Più rosee le previsioni per il prossimo anno, in cui «la chiusura potrebbe essere a segno più» benché il ruolo delle solite “Big 3” – che beneficiano anche di una forte penetrazione nella “coda lunga” del mercato fatta dagli small and medium business – sarà di nuovo decisivo, mentre i mezzi tradizionali «quest’anno hanno subito un duro colpo e non mostrano particolari segni di ripartenza».

Anche per il 2020, ha aggiunto Beduschi, «vediamo la stampa in calo a due cifre, mentre la tv potrebbe beneficiare dell’anno pari, più per gli Europei di calcio che per le Olimpiadi di Tokio», i cui eventi si svolgeranno in orari poco appetibili per il pubblico italiano. Certo è difficile quantificare in maniera corretta la dimensione del mercato, visto che i grandi player internazionali non rendono pubblici i propri volumi di raccolta pubblicitaria, che possono solo essere stimati. A tal proposito, WPP calcola in 1,5 miliardi di euro il business pubblicitario di Google in Italia, mentre Facebook raccoglierebbe quota 1 miliardo nel nostro Paese e Amazon circa 100/110 milioni.

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