Pubblicità, WPP Italia “vede” un 2018 in crescita del 2/3%

Il Gruppo si appresta a chiudere il 2017 in saldo positivo. Sulla concorrenza dei colossi della consulenza come Accenture, secondo il manager «al momento non hanno abbastanza creatività, conoscenza della brand equity e delle dinamiche tra marche e consumatori per fare bene il nostro lavoro»

di Simone Freddi
10 novembre 2017
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Massimo Costa

Nonostante la perdita di alcuni clienti importanti nell’area del media planning & buying, WPP Italia si appresta a chiudere l’anno «con saldo positivo» e si prepara con ottimismo al 2018, “anno pari” in cui Mondiali di calcio e Olimpiadi invernali potrebbero trascinare gli investimenti in advertising a una crescita nell’ordine del 2/3% rispetto al 2017.

«In questi anni il mercato della comunicazione in Italia si è contratto notevolmente, e in quest’ambito consideriamo un grande risultato quello di essere rimasti tra le 10 top country globali per il gruppo WPP», ci ha detto Maurizio Costa, country manager Italia del colosso britannico dei servizi di marketing pubblicitari, a margine del Forum WPP-Ambrosetti (qui il nostro articolo dedicato) andato in scena venerdì a Milano.

Nell’ambito di un mercato pubblicitario che WPP Italia vede chiudersi con una crescita «tra il +0,5 e 1%», Costa spiega che «le aziende stanno rallentando gli investimenti nella parte finale di quest’anno, mentre aumentano le richieste sul prossimo». “Merito” forse anche degli incentivi fiscali agli investimenti pubblicitari, che insieme ai Mondiali di calcio e alle Olimpiadi Invernali fanno guardare Costa al 2018 con discreto ottimismo: «Ci aspettiamo che il prossimo anno la spesa pubblicitaria possa aumentare tra il 2 e il 3%».

Tutto questo mentre i player “storici” della pubblicità e del media devono guardarsi dall’ingresso nell’arena della comunicazione di nuovi competitor, in particolare le multinazionali della consulenza aziendale come Boston Consulting Group o Accenture. Il nome di quest’ultima, in particolare, negli ultimi mesi è stato accostato a varie gare importanti, tra cui quella per il digital europeo di FCA e la gara di Eni (poi vinta da TBWA). Sempre Accenture, secondo indiscrezioni, sarebbe poi stata invitata da Enel nell’ambito di un pitch recentemente aperto per i servizi di monitoraggio e gestione della brand reputation. Ma il country manager di WPP Italia non è eccessivamente preoccupato: «A società come Accenture al momento mancano la creatività, la conoscenza della brand equity e le dinamiche del rapporto tra marche e consumatori. Per fare bene il nostro lavoro, dovrebbero comprare una società come WPP o uno dei suoi competitor», commenta Costa.

Al di là di scenari al momento non prevedibili, per WPP e gli altri gruppi della comunicazione, secondo Costa la sfida si gioca sullo sviluppo di forti capacità consulenziali, specialmente nell’ambito dei dati. «E in questo settore noi, grazie agli investimenti fatti negli anni scorsi nelle società della divisione Kantar, abbiamo un grande vantaggio». Un’altro aspetto interessante è quello di rafforzare i rapporti con nuove tipologie di clienti, come le aree metropolitane, che con un programma sempre più fitto di eventi si stanno trasformando in un “nuovo media” di grande efficacia. «Vogliamo essere dei partner anche per chi amministra le città, per aiutarle a sfruttare il volano della comunicazione in modo diverso dal passato, con un ruolo maggiore del data management e di una più ampia integrazione tra i diversi canali», ha affermato il country manager di WPP.

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