Saatchi & Saatchi valuta l’acquisizione di una sigla 2.0

New business per Peroni. L’agenzia ha chiuso il 2013 in aumento del 4%, e per quest’anno auspica un ulteriore incremento. Cresce la share di revenue proveniente dal digital

di Alessandra La Rosa
23 gennaio 2014
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Giuseppe Caiazza

Inaugurato all’insegna del new business, il 2014 si preannuncia un anno particolarmente interessante per Saatchi & Saatchi. L’agenzia pubblicitaria, che ha chiuso il 2013 con una crescita del 4%, è già al lavoro su quelli che saranno gli asset di quest’anno, in cui il digital avrà un ruolo sempre più imporante. A spiegarlo a Engage è stato Giuseppe Caiazza, ceo di Saatchi & Saatchi Italia e Head of Automotive Business Emea, che stamattina ha incontrato la stampa presso gli uffici dell’agenzia per illustrare i risultati 2013 e presentare i risultati della ricerca “Rebranding Made in Italy”.

L’incontro è stata anche l’occasione per ufficializzare l’aggiudicazione del budget di Birra Peroni. Saatchi & Saatchi sarà responsabile di tutte le attività di comunicazione offline dello storico brand italiano di birra. «Siamo felici di poter finalmente lavorare per un marchio italiano con una tradizione così importante, per alcuni un vero e proprio Lovemark. Sono sicuro che riusciremo, insieme al team Peroni, a sviluppare dei progetti molto innovativi e creativi che ci permetteranno di renderlo sempre più Lovemark, per la maggior parte degli italiani. Questa acquisizione, infine, consolida ulteriormente la nostra posizione nel mercato e ci consente di guardare con ottimismo sempre maggiore al 2014», ha commentato Caiazza. Un nuovo incarico che giunge dopo un 2013 soddisfacente, e che fa sperare in un 2014 altrettanto positivo. Nel triennio 2011-2013, la sigla ha registrato una media di circa il +10%, proveniente da una crescita del 5-6% tra il 2011 e il 2010, di un andamento sostanzialmente in linea tra il 2012 e il 2011 e di un + 4% a chiusura 2013. Numeri «molto soddisfacenti se paragonati al resto del nostro mercato di riferimento e che vede una continua contrazione degli investimenti pubblicitari, che ha raggiunto il 15% nel 2013 e oltre il 30% nel cumulato degli ultimi 3 anni – ha commentato a questo proposito Caiazza -. Il 2013 è stato invece per noi un anno denso di successi e nuove acquisizioni, in cui abbiamo applicato al new business un approccio ancora più selettivo che ci ha permesso di ampliare la nostra rosa di clienti con nuovi importanti brand internazionali come Whirpool, Salmoiraghi & Viganò, Club Med, Novartis e Twinings». A cui ora si aggiunge anche Peroni. E, forte di questi risultati, l’agenzia auspica di «chiudere il 2014 in crescita a una cifra».

Crescita che potrebbe essere implementata anche alla luce di un’importante acquisizione, rivolta al comparto 2.0. «La share di revenue proveniente da internet e social in Saatchi & Saatchi è costantemente in aumento, e volendo implementare questo campo – anticipa il ceo -, stiamo attualmente valutando come Saatchi & Saatchi Italia l’acquisizione di una sigla digital».

Da “Made in Italy” a “Created in Italia”

Un viaggio alla scoperta del Made in Italy nel mondo: così potrebbe essere definita l’indagine “Rebranding Made in Italy” commissionata da Saatchi & Saatchi Italia e condotta dall’istituto di ricerca canadese Hotspex. Lo studio ha analizzato la percezione del “brand Italia” nel mondo, mettendo a confronto la visione che America e Cina, due fra le principali potenze economiche mondiali, hanno rispettivamente dei prodotti italiani e di quelli francesi, con lo scopo di individuare i punti di forza e di debolezza del Made in Italy. Lo studio, condotto con un metodo innovativo che utilizza una mappatura tridimensionale delle emozioni, ha analizzato le specificità del Made in Italy e del Made in France, prendendo in esame quattro categorie di prodotto: vino, moda, design e cibo. L’utilizzo di una metodologia in grado di coniugare razionalità ed emotività ha permesso di ottenere risultati che rispecchiano in maniera precisa i processi alla base della decisione. Nonostante il riconoscimento a livello globale di peculiarità come qualità e tradizione, i dati della ricerca dimostrano come il Made in Italy risulti ancora poco compreso nella sua totalità. Ciò che non emerge è proprio uno dei tratti caratteristici dell’Italia, del suo popolo e dei suoi prodotti: la passione. All’estero i prodotti del Bel Paese sono avvertiti come di qualità ma privi di personalità e di fascino, caratteristiche queste che sembrano essere, per il momento, più diffusamente presenti nell’offerta del Made in France. Proprio per questo, secondo Caiazza, «l’espressione “Made in Italy” dovrebbe essere piuttosto “Created in Italia”, capace di comunicare l’amore e il buon gusto che stanno alla base della manifattura italiana. Da qualche settimana stiamo ragionando con le istituzioni e con alcuni dei nostri clienti su questo concetto strategico che, perchè no, magari in futuro potrebbe diventare una campagna di promozione dei prodotti nostrani».

 

 

 

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