Naos punta sull’Open Innovation con il supporto di Connexia e dell’Università di Berkeley

Continua, con l’esplorazione del nuovo approccio e il coinvolgimento dell’ateneo americano, l’attività dell’agenzia per la digital transformation della multinazionale dello skincare

di Rosa Guerrieri
12 giugno 2019
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Italo Marconi, Chief Innovation Officer di Connexia

Naos, multinazionale dello skincare attiva in 100 Paesi e già da qualche tempo impegnata nel percorso di evoluzione in una customer-centred organization, intensifica l’azione di trasformazione digitale dei propri processi interni con il supporto del team Innovation di Connexia.

All’elaborazione di un percorso articolato di data strategy, envisioning e trasformazione della cultura organizzativa, Naos aggiunge l’esplorazione degli approcci propri della Open Innovation. A supporto di questa scelta strategica interviene il gruppo Innovation di Connexia, guidato dal Chief Innovation Officer Italo Marconi e coadiuvato dal Client Director Roberta Croce, inaugurando una stretta collaborazione con Chiara Eleonora De Marco del Garwood Center for Corporate Innovation dell’Università di Berkeley, ateneo in cui è nato, grazie agli studi di Henry Chesbrough, il concetto di «innovazione aperta».

Contrariamente a quanto previsto dal processo classico di innovazione e sviluppo di nuovi prodotti e sistemi produttivi organizzati, l’Open Innovation parte dal presupposto che le idee – per nuovi prodotti, servizi o modelli di business – possano provenire dall’interno come anche dall’esterno di ciascuna organizzazione: un processo di innovazione distribuito basato su flussi che, se opportunamente indirizzato e gestito, valica i confini delle organizzazioni, avvalendosi di meccanismi pecuniari e non pecuniari, in linea con il modello di business dell’organizzazione stessa. Secondo le culture improntate alla Open Innovation, esistono persone e soggetti “smart” anche al di fuori dell’azienda, dai quali quest’ultima può trarre vantaggio. Lo stesso può avvenire anche con attività di ricerca e sviluppo originate da individui, centri di ricerca o startup, sempre esterni all’organizzazione aziendale.

Il valore per l’azienda può, dunque, essere generato dai dipendenti, ma anche da aziende di altri settori, e persino dai competitor.

«La Open Innovation, approccio di cui Procter & Gamble è stata una dei pionieri, rappresenta un metodo sempre più diffuso anche in Italia – sottolinea Italo Marconi, Chief Innovation Officer di Connexia –. Si pensi, per esempio, all’inedita “innovability” coniata da Enel, che colloca questi processi nell’alveo dei concetti di innovation e sustainability. Connexia sta interpretando la Open Innovation con particolare e originale attenzione all’innovazione dei modelli di business, dei modelli di servizio, delle tecnologie e delle modalità di relazione con i consumatori e con i dipendenti dell’azienda».

Pragmatismo, immaginazione ed efficacia caratterizzano l’approccio all’innovazione di Connexia. Il gruppo di lavoro interdisciplinare dell’agenzia, costituito da esperti di business, di design e di tecnologia, opera con il top management del cliente per analizzare l’attuale propensione di Naos all’innovazione aperta e definire un toolbox di azioni concrete necessarie a determinare il cambiamento dell’organizzazione.

«La ricerca e la cultura che si sviluppano esclusivamente all’interno dei confini dell’azienda non sono più sufficienti per creare valore. – commenta Denis Balbo, Regional Head of Digital Brand Strategy di Naos –. Grazie alla rete, conoscenza e innovazione viaggiano a una velocità sempre maggiore. Anche e soprattutto per questo motivo diventa fondamentale, all’interno di un percorso di trasformazione e con un importante focus sull’evoluzione della cultura delle persone e dell’organizzazione, aprire e aprirsi a nuovi modelli, che consentano un più rapido accesso alle informazioni e all’evoluzione che il mercato propone».

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Denis Balbo

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