Martin Sorrell a Milano: «Digital, Dati e mercati emergenti: ecco i tre asset su cui puntare»

Il ceo di WPP, ospite al Forum WPP – Ambrosetti, ha sottolineato come, per risollevare il mercato italiano dal calo degli investimenti adv, è necessario puntare strategicamente su questi tre canali, oltre che su approcci di business più flessibili

di Alessandra La Rosa
14 novembre 2014
Martin-Sorrell
Martin Sorrell

Digital, Dati e dialogo con i mercati emergenti. E’ su questi asset che punterà la strategia di WPP nei prossimi anni.

A dirlo è stato Sir Martin Sorrell, ceo di WPP, in occasione del suo intervento al Terzo Forum WPP | The European House – Ambrosetti a Milano, dove ha tenuto uno speech dal titolo “Il ruolo della comunicazione per aumentare l’attrattività dell’Italia”.

«Il mondo dei consumi e della comunicazione sta cambiando – ha spiegato – e noi dobbiamo seguirlo. In particolare, saranno tre le aree di sviluppo verso cui dovremo puntare: i mercati emergenti, il digital e il data investment management. Attualmente, dei nostri 19 miliardi di dollari di ricavi, il 31% proviene dai Fast Growth Market, una percentuale che puntiamo a portare al 40-45%. Altrettanto importante è l’area Digital, che attualmente assorbe il 36% dei ricavi, percentuale che vogliamo portare al 45%. Il terzo pilastro sono i Dati, su cui dobbiamo spingere parecchio per seguire le trasformazioni del mercato, e che attualmente pesano il 25% delle nostre revenue».

Nel suo intervento, Sorrell ha sottolineato che, dal 2007, la spesa pubblicitaria in Italia è scesa del 40% e che, sui clienti WPP nazionali e internazionali, il calo di investimenti nel nostro Paese è stato del 30%: «Abbiamo quote di mercato in crescita, grazie all’egregio lavoro dei nostri professionisti, i ricavi sono cresciuti, ma la redditività è scesa. Questo è la realtà in cui ci muoviamo, e diventa indispensabile, in questo contesto, puntare su questi tre asset».

Ma non solo. Secondo il ceo di WPP, infatti, ci sono anche dei motivi precisi per cui le aziende investono di meno in pubblicità. «La questione del dialogo con i mercati in forte crescita, penso alla Cina, al Brasile e all’India, è molto sentita dalle aziende. Il mondo della comunicazione deve essere proiettato anche verso quei mercati. La Germania, ad esempio, soffre di meno economicamente perchè esporta molto. Non solo, siamo ancora ancorati a vecchie modalità di business: c’è bisogno di più flessibilità, anche nel mercato del lavoro. Gli Stati Uniti si sono rimessi in pista in tre mesi dopo la crisi. In questo mercato, invece, non riusciamo ancora ad essere efficaci ed efficienti come le aziende ci vogliono. Dobbiamo cominciare a pensare a lungo termine. Finchè questo non accadrà ci sarà ben poco progresso».

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